In difesa del genere rosa

Sono alquanto sicura che questo mio articolo susciterà un vespaio di polemiche,  quindi spero di avere le spalle abbastanza larghe per essere all’altezza della valanga di critiche negative che pioveranno.

Queste mie righe infatti sono una vera e propria crociata a difesa del genere romance, il tanto sbeffeggiato romanzo rosa, definito quasi sempre “robetta da donne”, “buono giusto sotto l’ombrellone”, “banale”, “scontato”.

La prima considerazione è che ogni lettore ha la sacrosanta libertà di scegliere ciò che risponde al suo gusto. Quindi, se non vi piace il genere e non lo leggete fate bene. Mi incuriosiscono di più coloro che leggono il rosa solo per criticarlo.

Lo spunto per questo articolo me lo ha dato una scrittrice contemporanea italiana di romanzi rosa, Cassandra Rocca, che nella sua pagina Facebook, con incredibile tenacia, pubblica anche le recensioni negative che i lettori esprimono sui suoi libri.
Una delle più note piattaforme di vendita di libri on-line permette infatti di lasciare quella che lo stesso sito definisce “recensione” e che nella maggior parte dei casi risulta essere un mero parere personale. In realtà una recensione dovrebbe avere qualche piccolo “obbligo” da portare a termine: analisi del testo, del ritmo, ampiezza del vocabolario, profondità dei personaggi, caratterizzazione, forma. Per dirla in parole povere, scrivere nella recensione di un rosa: “questo libro non mi è piaciuto perché ha il solito inevitabile lieto fine” è come scrivere nella recensione di un giallo “questo libro non mi piace perché c’è un morto”.
Dunque la prima raccomandazione è: “se non vi piacciono le storie d’amore non leggete romance”. È la stessa raccomandazione che mi fa mia madre ogni volta che le presto un libro: “non darmi uno dei tuoi libri troppo truculenti che poi non dormo perché mi fanno paura.” Lei infatti ama il giallo, non il thriller o il noir… e sinceramente non le piace neanche il rosa.

Il romance, termine inglese che significa romanticismo e che da qualche anno va spesso a sostituire la terminologia italiana di “romanzo rosa”, ha una sua nascita e una sua storia. In Francia ci furono i fratelli Jeanne Marie e Frédéric Petitjean de la Rosièr , che scrissero con lo pseudonimo di Delly nei primi decenni del Novecento, in Inghilterra Elinor Glyn, ancora negli anni Venti, Berta Ruck e Ruby Ayrer. In Italia, dai primi anni del Novecento, la casa editrice Salani fondò la collana Biblioteca delle signorine, per le appassionate del genere. Un nome italiano nel contesto del genere rosa del Novecento è quello di Liala. Questo per sottolineare che il rosa ha una sua storia e una sua letteratura, esattamente come i generi considerati più “nobili”.

Un romanzo, per essere definito rosa, deve seguire determinate regole. Il protagonista maschile si innamora della protagonista femminile e attraverso varie peripezie raggiungono il lieto fine. Fra le peripezie può spuntare la figura di un antagonista e di un aiutante. Dunque ci troviamo davanti allo schema della favola di Propp, né più né meno.
Per questo motivo definire un romanzo rosa “favoletta” con intento dispregiativo è in realtà un modo per dire che segue esattamente le regole. Quindi non ha sbagliato l’autore o l’autrice a scriverlo, in realtà ha sbagliato il lettore a comprarlo poiché non risponde ai suoi gusti. Probabile che sia stato tratto in inganno tra l’assonanza delle parole romance e romanzo. Mi viene ancora in aiuto Cassandra Rocca, che in un suo post scrive “Nicolas Sparks scrive sì storie d’amore, ma non scrive romance. I suoi romanzi non hanno un andamento stile fiaba e non hanno nemmeno un lieto fine assicurato.” Più chiaro di così…

Altra critica al genere: “i romanzi rosa sono tutti uguali”.
Verissimo. Esattamente come i gialli o i thriller: vittima, investigatore, caccia al colpevole.
Vedo quasi tutti i lettori di thriller balzare davanti a questo accostamento, ma una volta passata l’indignazione iniziale ammetteranno anche loro che è vero. Di nuovo, questione di gusti. De gustibus non disputandum est.

Un punto cruciale su cui soffermarsi è la quantità di produzione del genere romance. È enorme. Districarsi tra gli autori, o meglio le autrici, è una giungla. Considerato infatti un genere poco nobile, è quello nel quale la maggior parte di aspiranti scrittori si cimenta, credendolo semplice e alla portata di tutti, innescando un circolo vizioso che conduce a un peggioramento della qualità. È il cane che si morde la coda. Ed è un vero peccato.

Un altro dei motivi per cui, a mio parere, il romance è un genere sottovalutato in partenza è il fatto che sia  prettamente femminile.
Che le donne possano essere ancora discriminate non è un’affermazione da femminista, ma un dato di fatto; ne è la prova il fatto che molte autrici abbiano scritto sotto pseudonimo per entrate nelle librerie: Harper Lee  tolse la componente femminile del suo nome, Nelle, Fred Vargas giallista francese, si chiama Frédérique Audouin-Rouzeau, JD Robb è Nora Roberts che ha scritto numerosi romanzi rosa ma ha pubblicato gialli e scritti di fantascienza sotto pseudonimo, e Robert Galbraith non è che JK Rowling.

In conclusione, se vi piacciono le storie d’amore a lieto fine,  leggetevi un bel romanzo rosa, facendo ben attenzione al popolatissimo mare nel cui state pescando.

8 pensieri riguardo “In difesa del genere rosa

  1. Ottimo articolo, complimenti.
    Sono assolutamente d’accordo con te.
    E penso anche che i libri vadano sostanzialmente divisi in due soli gruppi: quelli scritti bene e quelli scritti male. Il genere, poi, dovrebbe servire a indicare il tipo di storia, non a discriminare.
    Io da ragazzina ho letto Delly e Liala, mia madre aveva ancora i libri di quand’era ragazza (dovrei averli ancora). E pure alcuni libri della Biblioteca delle signorine, quindi posso testimoniare per l’aspetto “storia” ;).

    Un discorso a parte, invece, secondo me va fatto sulla pessima abitudine di alcuni autori/autrici e magari anche editori di spacciare per rosa testi che sarebbe un complimento definire erotici… Queste cose infastidiscono molto e sono anche scorrette, a mio parere: il lettore non va ingannato.

    Concludo ripetendomi: sottoscrivo ogni cosa di quello che hai scritto.

  2. Grazie per questo commento e soprattutto per aver compreso in pieno il senso di quello che ho scritto. assolutamente d’accordo sul fatto che troppe cose si spacciano per rosa ma non si capisce bene cosa siano. Il rispetto per il lettore dovrebbe essere la prima regola.

  3. Innanzitutto complimenti per l’analisi accurata dell’argomento che spesso di recente ho visto affrontare da lettori e autori. In effetti, sembra il ultimamente il romance è piuttosto bistrattato. I lettori sono diventati “intellettuali” e sembrano dimenticare la grande letteratura che ha trattato questo genere. Ho trascorso la mia adolescenza tra Harmony e Liala; li ho amati e talvolta mi sono commossa. Eppure ho letto anche Verga, Moravia,Steinbeck. Amo ciò che è ben scritto ed è l’unica distinzione che faccio. Certo i romance si somigliano tutti, hanno tutti il lieto fine, ma anche i romanzi di Dan Brown sono tutti uguali eppure sono considerati capolavori.

    1. Sono contenta che ti sia piaciuto ciò che ho scritto. condivido il tuo pensiero, soprattutto sui lettori “intellettuali”. sono scappata da diversi gruppi su facebook proprio per le modalità con cui si pongono le riflessioni personali, è come se ci fossero critici letterari dietro ogni angolo. Io personalmente non ho gli strumenti per sentirmi tale; posso esprimere un giudizio personale, ci sono generi che amo più di altri ma scrivo senza dimenticare l’educazione. e mi documento; questo articolo ci ha messo molto tempo prima di vedere la luce proprio perché mi mancavano diversi tasselli. Non mi vergogno nel dire che ho letto e studiato parecchio prima di sentirmi pronta a esprimermi.

  4. ammetto che il genere non è quello che prediligo ma non manco di leggerne qualcuno. Poi alla fine decido sul come è scritto non sulla storia che ha sempre una struttura ben definita. Per il giallo, nelle sue diverse sfaccettature, si presta di più alle varianti. Il romanzo rosa o ramance no. Certo poi ci sono i romanzi d’amore, che Cassandra ha scritto ma sono altro e quelli li digerisco ancora meno.

      1. certamente ma leggere sapendo che si scriverà che è ripetitivo non mi sembra l’approccio corretto. Talvolta capita, ultimamente più spesso, di leggere romanzi rosa ma lo faccio con spirito costruttivo.

  5. Brava, ottimo articolo! In effetti non amo particolarmente il genere rosa, credo che sia un genere che si ama in più in giovane età, ed in effetti li leggevo di più quando ero molto giovane, poi cambiano i gusti e le attitudini. Però se capita un bel romance, magari di ambientazione storica, leggo ancora senza problemi e con piacere. Il punto è che la lettura, secondo me, deve “divertire”, cioè distrarre dalle noie e molestie del quotidiano per portare in altri mondi. Poco importa quali siano questi mondi, l’importante è che siano esattamente quelli adatti al lettore nel momento in cui legge! Sono di gusti estremamente eclettici nella lettura, quindi esiste il momento buono per quasi ogni genere (salvo il giallo, lo detesto, mi sparerete ma non sono mai riuscita a leggere Agatha Christie ).

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