Aikane – Lo splendore del buio – di Harry Fog

Aikane – Lo splendore del buio

di Harry Fog

 

Musica e lettura è un connubio possibile? A guidare il lettore in un percorso intricato, trentacinque brani famosi accostati agli altrettanti capitoli del romanzo.

La pace di Quietlake, tranquilla cittadina della California del Sud, viene scombussolata dall’enigmatico ritrovamento di cinque cadaveri.
Parallelamente, la vita di Aikane Milano è sconvolta da un arcano gioiello e dall’inquietante presenza oscura che imperversa nei sogni della giovane donna. Cosa hanno a che fare le cinque morti con la timida ragazza?
L’avvicendarsi frenetico di eventi imprevisti, bizzarri incontri, erotismo ed esoterismo, trascinano la protagonista in una forsennata e ambigua corsa in bilico sul sottile confine che separa il bene e il male, che divide l’appagamento dalla vergogna, tra ciò che è lecito e ciò che è giusto, tra ciò che è luce e ciò che è ombra… verso un’unica ed irrazionale spiegazione.

 

Autore: Harry Fog
Titolo: Aikane – Lo splendore del buio
Genere: Fantasy
Pagine: 402
Edito da: Self Publish
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ANTEPRIMA

I want to break free

La luce dell’abat-jour illuminava la carta riciclata della prima pagina del quotidiano locale, mentre il ritmo vivace di I want to break free, dei Queen, faceva da colonna sonora alla lettura: la musica era il complemento magico della sua vita. Il gruppo londinese non era tra i suoi preferiti, ma trovava il testo della canzone a lei molto affine.
La notizia del giorno occupava dalla prima alla decima pagina. Tutta quell’importanza era senz’altro giustificata per una piccola cittadina in cui non accadeva mai niente di nuovo. Oltretutto, ciò che era accaduto il giorno precedente era piuttosto macabro: gli articoli di cronaca nera, in fondo, hanno sempre molti lettori, parecchi più di quelli che ammettono di esserne attratti. Per la gioia dell’editore, il tutto esaurito era stato registrato nelle edicole in cui il giornale veniva distribuito.

“STRAGE ALLA DEEPWOOL” titolava il Gloomy Guardian, a caratteri cubitali, occupando tutte e sei le colonne. Un maggior dettaglio lo dava poi il sommario: “Cinque persone annegate in una cisterna.
La foto a colori sottostante, efficace specchietto per le allodole, occupava più di metà pagina e immortalava l’interno dello stabilimento: cinque sagome galleggiavano nel liquido bluastro contenuto nell’enorme cilindro d’acciaio ancorato al pavimento rosso. Il fotografo doveva averla scattata indebitamente da uno degli alti finestroni del capannone. La posizione, infatti, permetteva d’inquadrare dall’alto l’intera scena, con tanto di agenti di polizia locale e scientifica che stavano, in quel momento e con molta probabilità, iniziando i rilievi del caso.

La tragedia si è consumata durante le ore di buio. John Frondem, Ylenia Kallagher, Balamani Ganesh, Yashila Ganesh e il guardiano notturno (ex Sergente di polizia) Buddy Miller, unici occupanti dello stabilimento DeepWool durante la notte fra martedì e mercoledì, non hanno risposto all’appello quando, alle sei del mattino, gli operai del turno successivo sono arrivati a dare il cambio.
Le ricerche sono durate più di 2 ore. Abbiamo subito pensato ad un malore degli operai dovuto a qualche esalazione nociva, successivamente trasportati in pronto soccorso dal resto del gruppo…racconta Winona Smith, capoturno del mattino seguente ma all’ospedale non risultava essere mai arrivato nessuno. Buddy, poi, è uno preciso: non avrebbe mai lasciato incustodito l’intero stabilimento senza avvisare qualcuno!
L’orribile scoperta pare sia toccata all’amministratore delegato intorno alle 8:30.
Continua a pagina 3.

Così recitava l’editoriale di fondo affiancato alla sinistra della grande foto. La restante prima pagina era occupata da un altro articolo, da un’intervista e un reportage che proseguivano nelle pagine successive; tutti erano dedicati alla vicenda. Fatto insolito, solo una piccola striscia in fondo alla pagina era stata destinata alla pubblicità.
All’interno del Guardian si trovavano altri scatti utilizzati per rafforzare la tragicità degli scritti. La maggior parte delle immagini era stata ripresa di nascosto, approfittando del primo momento di caos generatosi al ritrovamento dei corpi. La più squallida era un primo piano rubato nell’attimo in cui Yashila Ganesh veniva voltata a pancia in su, ancora a galla nel liquido.

Una volta letti gli articoli, le interviste e persino gli inutili trafiletti, della vicenda se ne sapeva comunque ben poco. Il lettore, però, era poi in grado di rispondere a qualsiasi domanda sugli hobby del Sergente Buddy (spiattellati dalla vicina di casa all’intervistatore) che amava più di ogni altra cosa sparare alle lattine di birra appena scolate; attività svolta con noncuranza nel campo dietro casa, adiacente al parco giochi.
Si veniva a conoscenza dei gusti sessuali di Frondem che, in base alle testimonianze dei riservati colleghi, era un tipico frequentatore di night club e prostitute. Che dire, poi, della storia strappalacrime interamente dedicata ai fratelli Ganesh, orfani ed emigrati clandestinamente dall’Indonesia, avevano viaggiato nascosti nella stiva di una nave che trasportava l’Indigofera Tinctoria per lo stabilimento. Salvati, accolti e amati come dei figli dal generoso mister Smith, proprietario della DeepWool, che aveva assicurato loro un futuro dignitoso. (Solo il lettore in malafede avrebbe dubitato che l’articolo fosse stato scritto al fine di ottenere finanziamenti al giornale!).

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