La dura vita di una scribacchina

Sono  una scribacchina, e il sottile dispregiativo è voluto ( e meritato).

Inizio per caso, per mettermi alla prova. L’amministratore di una pagina Facebook mi chiede:   “Vuoi recensire un libro?” . Ci rimugino. Un po’ impolverata ma una laurea ce l’ho. Alla fine mi butto. E tengo a battesimo il mio primo autore esordiente. La mano trema mentre invio : “speriamo bene… speriamo che l’autore non si arrabbi… speriamo di aver capito”. L’esperimento riesce un po’ a metà; non è che sia un genio e qualche aspetto mi è sfuggito. Forse andrà meglio la prossima. E lì faccio il botto. E gongolo. Era pane per i miei denti, romanzo storico dell’antica Roma, conosco l’autrice, le faccio incontrare gli studenti, sono al settimo cielo! E dura poco. Ci sono mille altre cose che potrei fare, contattare biblioteche, contattare i circoli di archeologia sperimentale, organizzare incontri con gli autori esordienti. Un momento: io scrivo solo recensioni!

Però sono una scribacchina… ti va di scribacchiare su più di un blog? Ma sì dai, ho solo un marito, due figli adolescenti, un mutuo e nessun animale domestico. Perché no? E continuo.

E intanto i libri da recensire aumentano. E ci sono le scadenze. E i format; mica puoi mandare una recensione così, alla brutta…no no e poi no! Titolo , autore, traduttore, casa editrice e annessi e connessi e magari vediamo di farlo bene altrimenti la recensione torna al mittente. Perché noi che scriviamo per i blog non ci dobbiamo dare tante arie, non siamo niente e valiamo quel tanto che basta…che se valessimo magari ci pagherebbero. Insomma, abbassiamo le creste ma velocizziamo le dita perché dobbiamo garantire il materiale, altrimenti l’amministratore del blog come fa ad aggiornare la pagina? Dunque non è un lavoro e non sei retribuito, ma due  libri al mese li devi garantire, altrimenti cambi aria, perché  il blog si appiattisce e le visualizzazioni calano. Capisco, anzi mica tanto. Però mi piace scribacchiare. E ancora di più leggere. E se mi ridacchiano alle spalle per l’inutilità del mio lavoro… no aspetta… non è un lavoro… se mi ridacchiano alle spalle per  l’inutilità del mio hobby, lo posso sopportare.

Poi arriva la bomba, su Facebook, croce e delizia dei miei giorni. Qualche voce mi era arrivata ma l’avevo messa in un cantuccio scrollando le spalle. Poi però leggo le parole di una collega, lo so, il mio non è un lavoro, ma passatemi il termine; dice più o meno così : “Scrivo recensioni ma mi sta passando la voglia; mi hanno detto che non le legge nessuno, tranne chi le ha scritte e l’autore del libro”.

Ricapitoliamo: sono sommersa dai libri, ho scadenze da rispettare, un format a cui attenermi, sono lo zimbello di chi sa scrivere e che dello scrivere ci vive, non guadagno un centesimo e in più : NON MI LEGGE NESSUNO?

E sono a un passo dallo sbattere la porta in faccia a tutti. Scorro la biblioteca del mio Kindle, decine di libri acquistati che leggerò chissà fra quanto tempo, in attesa di smaltire la lista di quelli da recensire. Chi me lo fare? Ho già scritto le lettere da inviare con “Arrivederci e grazie”.

Poi rifletto. Da quando ho cominciato a fare la scribacchina ho conosciuto tante persone. Mi viene in mente una frase di Eric Schmid: internet è la prima cosa che l’umanità abbia costruito , che l’umanità non comprende. Il più grande esperimento di anarchia che sia mai stato fatto”. Umberto Eco ci ha detto come la pensava su quella che definirei “anarchia della parola”: “i social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. E come dargli torto? Anche Mentana ci andò giù duro con il suo neologismo: “Lei è un webete!”. Lessi lo scambio di battute in tempo quasi reale… e anche lì, Mentana aveva ragione da vendere.

Io sono presente sui social, mi piacciono e li uso. E ho incontrato tanti webeti. Ma da quando faccio la scribacchina, tranne poche eccezioni, il mio bilancio sui social è balzato pesantemente in positivo. ho conosciuto persone intelligenti, appassionate di scrittura e lettura con cui avere uno scambio di opinioni e vedute. Ho conosciuto autori vivaci e preparati.

Quindi è vero, sono una scribacchina, nessuno mi legge, fatico forse inutilmente, mi faccio ridere alle spalle, ma continuo a scribacchiare perché mi piace, continuo a leggere perché mi fa stare bene e continuo a incontrare persone intelligenti, che è la cosa più rara del mondo.

6 pensieri riguardo “La dura vita di una scribacchina

  1. Articolo denso di verità e buon senso. Le considerazioni (e le conclusioni) si potrebbero estendere allo scrivere in generale, e non solo per i blog.

  2. Quando ho messo insieme queste mie riflessioni ho faticato a dare un taglio “leggero” a emozioni che sapevano di amaro. Ma credo fermamente nella mia frase finale, cioè che incontrare persone dall’intelligenza vivace sia cosa rara. Quindi apprezzo l’opportunità che mi e stata data e ringrazio chi ha creduto in me ” a scatola chiusa”.

    1. Le opportunità capitano a chiunque. Resta il fatto che quando abbiamo aperto la scatola abbiamo trovato del talento. Per cui, grazie a te di essere dei nostri.

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