Il dominio dei mondi: L’egemonia del drago – di Nunzia Alemanno

Il dominio dei mondi: L’egemonia del drago

di Nunzia Alemanno

 

Karl Overgaard è un brillante bambino di appena sei anni. Vive a Silkeborg, in Danimarca, insieme alla madre, Karen e la nonna, Amanda. In seguito ad alcuni strani avvenimenti (la voglia dietro la nuca che, inspiegabilmente, inizia a sanguinare e l’orrenda visione di un drago fuori dalla finestra della sua camera), Karl all’improvviso e misteriosamente, scompare.
L’ispettore Johan Kallen si prende carico delle indagini, ritenendo Karen, a causa degli strani disturbi psichici che la affliggono, la sospettata principale per la scomparsa del bambino.
Il destino di Karl è legato a quello di Ambra, una giovane fanciulla di Castaryus. Qui, in questo piccolo mondo disperso nella galassia di Ursantia, subiranno la persecuzione di Elenìae, una maga perfida e spietata dai poteri illimitati che brama il dominio assoluto. Per conquistare tale supremazia, la sanguinaria strega dovrà distruggere l’onnipotente divinità di Castaryus, il Drago, che governa su tutti i popoli da più di duemila anni. Ed è così che Elenìae dà inizio alla caccia di coloro che potranno rendere possibile il suo spietato sogno di potere. Le prede sono i cuori pulsanti del bambino e della giovane Ambra, da immolare durante un rito sacrificale. Anche la voglia sulla nuca di Ambra aveva cominciato a sanguinare, proprio come avvenne al piccolo Karl prima della sua scomparsa. Che cosa può accomunare due persone appartenenti a due mondi cosi diversi e così lontani?
Intorno a loro ruotano le vicende di re, maghi e forti guerrieri, storie d’amore che appassionano, avventure che lasciano senza fiato. La disperazione condurrà una madre alla follia (è veramente pazza? O è divenuta cosciente di quel mondo in cui il figlio è stato trasportato e vuole andare a tutti i costi a riprenderselo) e non mancherà l’impegno di coloro che, per proteggere Ambra e il piccolo Karl, non si risparmieranno nella lotta mettendo in gioco la propria vita.

 

Autore: Nunzia Alemanno
Titolo: Il dominio dei mondi: L’egemonia del drago
Genere: Fantasy
Pagine: 376
Edito da: Self Publishing
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ANTEPRIMA

Le origini
(Castaryus – Galassia di Ursantia)
Ellech – Era del Drago, duemila anni prima.

La sfera rovente che aveva macchiato di rosso il limpido cielo occidentale, nell’estremo sud del continente veliriano, era appena svanita oltre le verdeggianti alture che delimitavano il regno più sconfinato delle Terre dell’Est. Presto l’oscurità avrebbe inghiottito ogni cosa, il rosso fiammante del tramonto sarebbe divenuto sempre più spento, fino a lasciare l’orizzonte vuoto e nero. Incuranti della notte, che li avrebbe abbracciati come una madre affettuosa, i due innamorati giocavano spensierati come due bambini, lontani dagli impegni e dalle responsabilità.

“Smettila, basta, no… mi fai il solletico… basta!”.

Dopo diversi tentativi, Ariel riuscì a districarsi dalla sua presa e a fuggire. Filava via lesta, voltandosi spesso indietro, ma la sabbia soffice le faceva affondare i piedi, rallentandola, e infine lui la raggiunse sulla duna più alta. La travolse, rotolarono insieme sulla bianca sabbia delle rive di Ellech, ma questa volta non le fece il solletico. La teneva stretta a sé e mentre accarezzava i suoi lunghi capelli, le ripeteva “Ti amo”, come in una sorta di cantilena romantica.

“Anch’io ti amo” replicò lei, specchiandosi nelle sue verdi iridi e sfiorandogli il viso con tenere carezze. Lo baciò.

Correva l’anno 523. Due tra i più forti guerrieri, di quei luoghi e di quei tempi, in quel momento si donavano l’uno all’altra amandosi come nessuno aveva mai amato.  Si lasciarono travolgere dalla passione, ognuno donando il proprio corpo all’altro, di nascosto, come clandestini in un mondo a cui non appartenevano, come ladri di un sentimento a cui non avevano diritto. Furono risucchiati in un vortice di sentimenti come l’amore, che provavano l’uno per l’altra. Come la gioia, di stare di nuovo insieme. Come la tristezza, data dal fatto che presto si sarebbero separati e troppo tempo sarebbe trascorso prima di ritrovarsi ancora.

Due tra i più forti guerrieri…

Provenivano da popoli diversi, lontani, con ceti sociali, usanze e costumi differenti, un modo di vivere completamente dissimile.

Da una parte Ellech, un immenso e potente regno, quello di Ariel, unica figlia di re Vanguard e capitano dell’esercito. Nonostante fosse una donna, era l’unica in grado di tenere testa a una battaglia e suo padre poneva in lei una fiducia cieca. In tutte le terre del Continente Veliriano, le donne venivano chiamate all’addestramento militare allo stesso modo degli uomini. Solo l’esercito di Vanguard contava oltre un migliaio di guerriere e il coraggio che dimostravano in battaglia, spesso, superava di gran lunga quello dei soldati. Vivevano nel lusso più sfrenato. Il regno godeva d’immense ricchezze, la maggior parte conquistate in guerra a seguito delle numerose vittorie. Molteplici erano state le invasioni e innumerevoli i regni a loro sottomessi. Prestigio e potere che li caratterizzavano, erano noti a chiunque e la loro alleanza era richiesta e ben gradita.

Dall’altra parte Mitwock, il regno di Kiro. Era situato sulle alture di Xenidra e ubicato nel cuore della foresta di Bledt-Iris, circondato da alte querce e larici, tanto da sembrare un tesoro difeso da imponenti soldati. Il legno degli alberi sradicati era stato utilizzato per dar luogo alle costruzioni che, inizialmente, circondavano l’imponente castello. Col passare degli anni, il centro abitato si espanse fino a formare dei veri e propri gruppi di villaggi, divenuti poi piccole cittadine autonome che dipendevano sempre e comunque dal re. Il regno, ai suoi albori, era modesto e il popolo, umile, non godeva di particolari ricchezze. La difesa non beneficiava di un esercito numeroso, ma in quanto a potenza non aveva pari. L’arte del combattimento era essenziale e basavano la vita su quello. L’addestramento dei soldati avveniva sulle alture di Xenidra e spesso in condizioni ambientali sfavorevoli. Le vette erano spesso innevate e i guerrieri, prima di tutto, venivano addestrati a resistere alla fame e al freddo. L’esercito contava appena duemila guerrieri, niente rispetto ai diecimila di re Vanguard, ma nonostante ciò, il sovrano di Ellech chiedeva spesso la loro alleanza perché era consapevole che quei duemila uomini valevano almeno quanto la metà dei suoi.

L’anno prima il regnante di Mitwock aveva subito un attentato da parte dei nemici di Vanguard. Durante uno dei festeggiamenti del plenilunio, dove tutto il popolo era stato invitato a celebrare i riti di preghiera, Kiro veniva colpito a morte da una lancia scagliata da un membro dei feleninsi, eterni nemici di Vanguard, i quali speravano che colpendo Mitwock avrebbero aperto una breccia consistente nella difesa di Ellech, ma si erano sbagliati. Durante la battaglia contro gli Efesini, per la conquista di tutto il territorio dell’est, il figlio di Kiro, Asedhon, aveva guidato il suo esercito alla vittoria, proprio quando non sembrava esserci più speranza, conquistando così fama e rispetto da parte degli alleati di suo padre. Nonostante il dolore per la perdita del re, egli aveva avuto la freddezza di prendere in mano le sorti del suo regno. Erede al trono, si era autonominato capo dell’esercito e lui stesso addestrava i suoi guerrieri. Ora Mitwock era divenuto il regno di Asedhon. Egli era a capo dell’esercito più potente che fosse mai esistito e questo era solo uno dei tanti miglioramenti che aveva apportato al suo reame.

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