Murder. Omicidi a Natale – di Antonella Polenta

Murder. Omicidi a Natale

di Antonella Polenta

 

Quattro storie per un Natale in giallo.
A unirle il fil rouge della suspense e di un Natale celebrato secondo tradizioni e latitudini diverse, dove il calore della festa e delle luci è spezzato dal freddo della morte. Racconti lunghi o romanzi brevi, gotici ma moderni, noir e a tratti erotici, sempre avvincenti.

 

Autore: Antonella Polenta
Titolo: Murder. Omicidi a Natale
Genere: Giallo
Pagine: 224
Edito da: Enzo Delfino Editore
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ANTEPRIMA

Tracce di sangue in Lapponia

Pervasa da un fremito di paura, Joanna provò a richiamare il numero che sul display compariva per ultimo. Il trillo la fece sobbalzare. Gridando alle figlie di restare indietro, inforcò la pala e si fece strada nella coltre di neve, affondando le gambe fino al ginocchio. Più avanti, un’innaturale montagnola nevosa da cui spuntava una piccola ruota di bicicletta e l’estremità di un pacco di lucente carta natalizia frenò il suo incedere incespicante.

Le bambine, che come accadeva il più delle volte avevano disubbidito, le si fecero dappresso.

«Eccoli i regali! Forse erano troppo pesanti, Babbo Natale non ce l’ha fatta a portarli dentro» esclamarono contente.

La madre si affrettò a estrarre la bici. «Ce la fate a portarla fino alla veranda? Però fate attenzione!». Così per un po’ non le avrebbe avute attorno.

Con la pala liberò anche l’altro dono. Doveva trattarsi del grande orsacchiotto di peluche che Hellin aveva chiesto, assieme alla bicicletta, scrivendo direttamente a Joulupukki. Quando intravide un lembo di stoffa rossa, gettò via l’arnese e continuò a scavare con le mani. Il suo cuore andava all’impazzata e il gelo le si conficcava nelle dita come tanti chiodi acuminati. Forse avrebbe dovuto infilarsi almeno i guanti, ma era troppo agitata per agire serenamente e non voleva perdere tempo. Continuò a scavare ancora, ma più andava a fondo e più la neve s’induriva e i cristalli di ghiaccio le graffiavano i polpastrelli. Quando le spine di un rovo le si conficcarono nel palmo urlò di un dolore lancinante; le avevano uncinato la carne tanto in profondità da procurarle una ferita. Con la mano destra quasi assiderata afferrò l’orsacchiotto e lo trascinò dentro casa.

«Anche questo regalo è per Hellin! E i miei dove sono?» chiese Tanja rammaricata.

«Vedrai che tra non molto arriveranno. Intanto fammi un favore, cerca il numero di papà sulla rubrica e digli di venire al più presto, ho bisogno del suo aiuto. Poi chiama la zia Janette e dille di anticipare».

«È successo qualcosa mamma? Perché hai la mano ferita?».

Joanna si avvicinò alle bambine e le strinse a sé, rassicurandole. Dalla porta interna raggiunse il garage, dove prese un paio di spessi guanti da lavoro, un piccolo rastrello e una vanghetta. Ripensò a quanto aveva protestato con Gabriel per l’apertura di quella porta interna: ora, con la neve che bloccava l’accesso dal viale, ne comprese l’utilità. Prima di uscire, si calò in testa un caldo berretto, avvoltolò il collo con una spessa sciarpa color crema e accese il televisore. Così le bambine avrebbero potuto seguire il programma di Natale trasmesso da Turku, l’antica capitale finlandese, dove il sindaco leggeva il rituale discorso sulla pace dal balcone del municipio.

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