Il venditore di se stesso – di Chiara Barbieri

Il venditore di se stesso

di Chiara Barbieri

 

Un’ingenua moralista appassionata di psicologia e un dongiovanni, abile venditore di sé, s’incontrano in villeggiatura e formano una coppia improbabile.
Ma la relazione nasce proprio grazie alla lontananza dei due mondi, abilmente delineati con l’ironia e la freschezza tipiche della scrittura dell’autrice.
Segnalato con menzione speciale al Concorso Letterario Nazionale di scrittura femminile di Faenza, Il venditore di se stesso è l’analisi di un innamoramento.

 

Autore: Chiara Barbieri
Titolo: Il venditore di se stesso
Genere: Narrativa contemporanea
Edito da: Liberedizioni
Aquista

 

ANTEPRIMA

Nic è provvisto di una bocca piccola e carnosa, che muove con destrezza poiché è un gran parlatore. Malì si è convinta ad iniziare una storia con lui anche per quella bocca, dal labbro inferiore tumido e vulnerabile, che contrasta ingenua con l’arroganza dell’atteggiamento.

Lui, quando si trova in compagnia, vuole essere sempre al centro dell’attenzione e perciò parla spesso. Muove la bocca in modo molto rapido e guarda intensamente l’interlocutore con i suoi occhi azzurri frangiati da lunghe ciglia, così che tutti gli ascoltatori sono costretti a pensare di lui: che uomo sensibile e sincero! Gli argomenti che affronta sono i più svariati, ma non vengono mai sviscerati in modo logico. In realtà Nic afferma sempre tutto e il contrario di tutto, a seconda della tendenza dell’interlocutore. Di sé racconta molto poco e non parla mai di ciò che pensa realmente, ma questo non sembra importare affatto alle persone che lo frequentano. Gli uomini lo apprezzano per le sue continue battute, per la sua vitalità esuberante e per la sua disponibilità a coinvolgerli in bisboccia. Le donne invece lo amano per i suoi continui complimenti e per la sua disponibilità a coinvolgerle allegramente in situazioni di divertimento collettivo. E individuale.

A Malì piace assaporare con calma i piccoli piaceri della vita, unire il cuore alla ragione per costruire un buon rapporto con il proprio mondo e con gli altri, rifuggendo da ogni ostentazione. A lei piacciono i tempi lunghi, la contemplazione, le frasi pensate e scambiate con soddisfazione e, in amore, i cosiddetti preliminari che chiamerebbe volentieri ‘interliminari’.

Ha conosciuto Nic mentre si trovava a villeggiare in una frazione di montagna chiamata Tremalzo. Aveva deciso una vacanza solitaria in montagna, desiderosa di respirare fra gli alberi un’aria nuova. In quella zona lui riforniva alcuni alberghi di prodotti per l’igiene e possedeva un appartamento per le vacanze. Mangiando nella sala dell’albergo, Malì l’aveva notato che si aggirava tra i tavoli sicuro di sé e con un atteggiamento ammiccante. Entrava, salutava con voce baritonale, faceva un giro, come per controllare qualche particolare della stanza, e poi usciva.

Una sera, durante la cena, si era avvicinato a lei vestito con jeans e maglietta a righe e aveva chiesto di poterle fare compagnia. Seduto al suo tavolo, Nic aveva riferito a Malì alcune notizie fondamentali: aveva una nipote preferita che somigliava fisicamente a Malì. Molto studiosa, al liceo era stata bravissima in latino e greco, si era iscritta alla Normale di Pisa. Lui era separato legalmente da tre anni ed era in attesa di firmare la sentenza di divorzio. Il figlio in quel momento era in Inghilterra, per un breve viaggio con la madre. Le parole “latino e greco”, “Normale di Pisa”, “breve viaggio in Inghilterra”, come la frase pronunciata dopo: “mio fratello Giorgio ogni tanto prende l’elicottero e va a cena con la moglie in Sardegna”, brillavano nel discorso perché pronunciate da Nic con l’occhio triste e distaccato di chi è solo e non ha altro di cui godere, se non delle gioie e delle prodezze degli altri.

Così aveva pensato, materna, in quel momento, mentre lo osservava raccontare muovendo in fretta la bocca sensibile. Lungi da lei il pensiero che potesse trattarsi di ostentazioni. E così non si schermì quando, a un certo punto della cena, Nic le chiese in tono gentile ma insistente se fosse fidanzata, quanti anni avesse, dove lavorasse e in che facoltà si fosse laureata. Malì giustificò la sua invadenza come una reazione alla solitudine in cui viveva, e poiché anche lei si sentiva sola quando pioveva, si predispose favorevolmente nei suoi confronti e rispose ridendo alle domande. A cena terminata, lo osservò mentre si allontanava fumando e pensò che era un uomo originale e con una punta di timidezza, malgrado la sua ostentata sicurezza.

Nic riesce simpatico a tutti, perché per tutti ha un complimento adatto. A una signora brutta farà apprezzamenti sul suo patrimonio, sul suo guardaroba o sulle sue abilità culinarie, soprattutto se è molto ospitale. Una bella donna sarà sicuramente oggetto dei suoi apprezzamenti, ma di lei sottolineerà soprattutto l’aspetto intellettivo, se avrà maggiormente bisogno di sentirsi rassicurare su quello.

In ogni modo, Nic trova sempre qualche caratteristica di una donna che si possa agevolmente lodare, senza tema di smentita: i capelli, le mani, gli occhi. I complimenti agli uomini invece riguardano soprattutto il loro patrimonio e l’avvedutezza con cui l’hanno saputo amministrare o la noncuranza con cui riescono a tralasciare gli aspetti materiali della vita, se sono poveri. Tutti così si sentono compresi, apprezzati, e desiderosi di passare del tempo con una persona così simpatica e gradevole. A Nic piace parlare anche di politica, ma per lui discuterne significa fare battute: “Una volta, quando comandava uno solo, tutti rigavano dritto!” dichiara, lo sguardo sincero e la bocca piccola indurita. Ma se qualcuno della compagnia non fa eco alla sua affermazione, subito Nic aggiusta il tiro e, con una risata di complicità, passa addirittura al lato estremo della questione:

“Certo che Bertinotti era il migliore! Peccato che il suo partito sia sparito”. E finisce in bellezza, affermando: “Fini e Bertinotti erano gli unici da salvare, anche se io devo dire che ho sempre votato al centro”.

Lei si aggirava per i sentieri, munita di bastone e con la testa coperta da un cappellino di tela. Orgogliosa di passeggiare da sola, si soffermava beata ad annusare il profumo frizzante delle conifere e a osservare il panorama, fino a che non cominciò a piovere quotidianamente. Nic iniziò a presentarsi molto spesso sulla sua strada. Entrava nel bar dell’albergo salutando tutti con voce stentorea e, appoggiandosi al bancone del bar, sogguardava Malì con occhio attento. Gironzolava insistente in prossimità, come un’ape fra i fiori, non disdegnando di mostrare interesse rapido verso altre infiorescenze. Passeggiava davanti all’albergo orgoglioso come un pavone, mostrando a Malì la sua grande ruota colorata, le cui variopinte penne non erano altro che i saluti ostentati che lanciava agli amici con voce baritonale. Per Malì, che era timida e non conosceva nessuno, mentre si annoiava mortalmente in attesa che spiovesse, quei saluti rappresentavano, in effetti, la maggior attrattiva di Nic.

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