Sul perché Pirandello è uno dei miei scrittori preferiti

Pirandello è uno degli autori che prediligo, ho letto quasi tutte le sue opere, sia teatrali che no, e condivido molta della sua filosofia.

Penso che sia superfluo sottolineare la sua modernità e attualità, ma voglio farlo lo stesso. E voglio ricordare anche l’ironia che fluisce nelle sue commedie e perfino, molto amara, nelle tragedie.

Se la memoria non mi inganna il primo testo di questo scrittore che ho letto, intorno ai diciassette anni, è stato “Ma non una cosa seria”, una commedia. Nello stesso volume c’è anche “Il gioco delle parti”. Credo di aver acquistato quel libro più o meno per caso, uno fra i tanti dello scrittore. E subito mi sono resa conto di trovarmi davanti a qualcuno davvero speciale, qualcuno di cui mi sarebbe piaciuto leggere molte altre storie, cosa che ho fatto.

In questi giorni ho riletto “Ma non è una cosa seria”, credo si tratti almeno della terza rilettura; un volta l’ho vista anche rappresentata in tivù, mi pare che il protagonista maschile fosse Alberto Lionello.

Al di là del linguaggio che, per ovvi motivi. trattandosi di un testo di inizio Novecento (la commedia è stata ultimata nel 1918), risulta appena un po’ antiquato, il racconto è divertente e si basa sull’espediente adottato da un giovanotto che si “innamora” con facilità: per non correre il rischio di sposarsi con l’amante di turno sposa la proprietaria di una pensioncina. Il matrimonio, naturalmente, non è destinato ad essere consumato ma, alla fine, complice il cambiamento nell’aspetto della donna, che senza dover lavorare è rifiorita, diventerà vero perché lo sposo si scopre innamorato della moglie. Si potrebbe dire una trama da romanzo rosa, ma con l’ironia che la fa da padrona e che Pirandello utilizza, come sempre, per additare l’ipocrisia e l’accettare di piegarsi alle convenzioni.

Qui sotto un estratto del dialogo fra due ospiti della Pensione Torretta, il professor Virgadamo e Grizzoffi; quest’ultimo fuma un sigaro (all’epoca, probabilmente, non si sapeva che il fumo passivo è anch’esso nocivo).

Virgadamo. Ah che buon sigaro! Delizioso!
Grizzoffi (voltandosi di scatto, cavando un mezzo sigaro dal taschino del panciotto e porgendolo sgarbatamente). Ma tenga, ma fumi, perdio!
Virgadamo (sorridente, senza scomporsi). No, no grazie. La nicotina fa male. Mi piace soltanto aspirarne l’odore.
Grizzoffi. Ah, sì? A mie spese? Con danno della mia salute? Ma via, si scosti! Si scosti subito di qua!
Virgadamo (scostandosi, c.s.). Ecco, ecco. Ma scusi, che le levo io?
Grizzoffi. Chi vuole un piacere, se lo paghi!
Virgadamo. Se lei fumasse per me… Ma lei fuma per sé! Butta via il fumo , e io ne approfitto. …

Come dicevo, leggere come prima opera di Pirandello questo testo, lo ha immediatamente fatto ascendere nel mio Olimpo privato degli scrittori più amati. Se poi si considera l’altra commedia contenuta nel libro, credo che il perché della mia predilezione sia ancora più chiaro.
Rivoluzionario.
Pirandello è un autore rivoluzionario. E non lo era solo cento anni fa. I suoi testi sono rivoluzionari anche adesso, in questi tempi in cui l’apparire viene spacciato come obiettivo primario e in cui i valori sembrano scomparsi, o, almeno, dimenticati.

Mi domando quali situazioni immaginerebbe, questo autore che conclude “Il gioco delle parti” facendo duellare in difesa dell’onore di una donna l’amante di lei invece del marito. E che dire dell’anziano professore che sposa una giovane che aspetta un figlio da un giovanotto per garantire a lei la propria pensione dopo che sarà morto e che consente nel frattempo al giovanotto di fare il marito vero della ragazza? Una sfida così totale alle convenzioni come quella narrata in “Pensaci Giacomino” suona quasi scandalosa anche ai giorni nostri…

Concludo con una citazione da un romanzo mitico, per me, “Uno, nessuno e centomila”, un passo sull’incomunicabilità, sull’impossibilità di comprendersi.

Ma il guaio è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò mai comunicare come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto.

 

 

5 pensieri riguardo “Sul perché Pirandello è uno dei miei scrittori preferiti

  1. Grazie per questo splendido articolo. Mi ha fatto riflettere. Ho letto qualche opera di Pirandello parecchi anni fa, costretta dal professore di turno. Le tue riflessioni mi fanno entrare nella giusta disposizione d’animo per avvicinarmi di nuovo a queste letture senza pregiudizi scolastici, con il solo desiderio di godere della genialità dell’autore.

    1. Pensa che invece quando ho fatto io il liceo non abbiamo avuto tempo di farlo, Pirandello. Me lo sono letto solo perché mi piaceva… E mi è dispiaciuto che non venisse trattato a scuola; ricordo ancora che questa cosa mi ha impedito di fare il tema di letteratura all’esame di maturità perché era su Verga-Pirandello-Svevo e Svevo non lo avevo ancora letto (e men che meno avevo avuto modo di studiarlo…)
      Il programma comprendeva questi autori e anche i successivi, ma non ci si “arrivava” mai.

  2. Noi in casa abbiamo addirittura la raccolta di dvd con le opere teatrali della RAI che si acquistavano in edicola tempo fa. Inoltre è una delle collezioni preferite da mia moglie e tra varie edizioni (diverse anche in prima) abbiamo pure una foto d’epoca originale di Pirandello con l’amante Marta Abba davanti a un piroscafo. Te la posto nel gruppo.

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