Per la chiusura del contest letterario: gradite un Cocktail d’autore?

Esattamente due settimane fa, si è concluso il nostro primo contest letterario e, come anticipato, siamo lieti di presentarvi il risultato di quello che è stato un vero lavoro di squadra: l’antologia Cocktail d’autore, con tutti i racconti finalisti.

Potete scaricare l’ebook gratuito da Amazon o i vari Store online.

Per scoprire qualcosa di più sugli autori potete invece visitare questa pagina.

Di seguito una breve anteprima del racconto che si è piazzato al primo posto fra quelli selezionati.

 

OLTRE IL MARE

di Assunta D’Aquale

Nella semioscurità della stiva l’aria era satura di tanfo nauseabondo, un miasma di vomito e residui organici le serravano la gola. Noijan seduta in un piccolo spazio cercava invano di trattenere il respiro mentre al suo fianco Salim giaceva addormentato, con la piccola testa appoggiata sulle sue gambe. Mentre lei gli carezzava dolcemente i riccioli neri, la sua mente ritornò a quella che qualche giorno prima era stata la sua casa.

La strada polverosa dove si allineavano costruzioni basse e fatiscenti in fondo alla quale rivide sua madre immobile, vestita di nero con una mano alzata in segno di saluto.
Fu questa l’ultima immagine impressa nel suo sguardo, l’ultimo ricordo prima del viaggio, prima del calvario, prima di quella paurosa odissea.

Poi soltanto acqua intorno a lei, una distesa immensa, infinita. Noijan non aveva mai veduto il mare e la notte in cui partirono riuscì a scorgere una liquida distesa color pece, ostile e paurosa.

La giovane donna aveva perso cognizione del tempo, ore e ore erano trascorse, con le braccia e le gambe intorpidite, costretta in quella posizione dall’angusto spazio in cui erano stipate almeno un centinaio di persone.

Corpi ammassati, il caldo insopportabile, l’aria satura di sudore e lacrime. Da quando si era messa in viaggio per raggiungere la costa per l’imbarco indossava gli stessi abiti, divenuti sporchi e laceri, che le si erano talmente incollati sul corpo da sembrare una seconda pelle. Quindici lunghi giorni senza alcun ristoro, senza un minimo di cura personale, Noijan si sentiva peggio di una bestia selvaggia, priva della dignità a cui ha diritto ogni essere umano.

La speranza, piccolo faro sperduto nell’oceano scuro, era l’unica flebile luce che guidava quel barcone fatiscente, traboccante di un popolo esiliante in cerca di un’esistenza migliore.

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