Sorelle – di Daniele Missiroli

Sorelle

di Daniele Missiroli

 

Dopo i primi cinque episodi, così movimentati da cambiare la vita a tutti gli abitanti di Aedis, la tranquillità è tornata ad assicurare giorni felici a tutta la famiglia Sung, ma è proprio così? Che cosa ha seppellito Daniel ai piedi dell’albero che gli ha indicato Benjamin, e perché proprio nel terreno di proprietà della famiglia Sulyman? Che sia tutto collegato al segreto che conserva da quarant’anni Giosafat, il padre di Samira e Alisha? Questa volta il nostro eroe sarà costretto dagli eventi a mettersi da parte e a lasciare che siano le due sorelle a risolvere la situazione, fidandosi del loro intuito e delle loro amiche. Cercare di scoprire chi vuole uccidere suo padre, metterà Samira in serio pericolo, ma lei non si arrenderà, e con l’aiuto della sorella tenderà a tutta la banda una sottile trappola. Il sesto episodio della serie cambia radicalmente prospettiva: un punto di vista femminile che aggiunge profondità alla trama e ai rapporti fra i personaggi.

 

Autore: Daniele Missiroli
Titolo: Sorelle
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 264
Edito da: Self Publishing
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ANTEPRIMA

Il giorno prima

«Alisha, non azzardarti a usare il telefono mentre ti sto parlando!»
«Sto solo guardando se c’è un messaggio di papà. Ne manda uno ogni dieci minuti e se non rispondo subito, si offende perché pensa che lo stia ignorando.»
«Non è più giovane, non elabora un concetto completo prima di premere invio. Anch’io ne ricevo spesso tre o quattro di fila, ma è una sola frase suddivisa in più parti.»
«No, ha bisogno di rompermi le scatole, perché pensa che io non faccia nulla. Il mio lavoro non l’ha mai capito: secondo lui mi diverto a giocare con i foglietti colorati. Copio le notizie che mi passano gli altri e non faccio niente di utile, sei tu il genio di famiglia.»
«Ti odio quando parli così! Siamo entrambe figlie sue e ci vuole bene allo stesso modo. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso di te. Tu sei diventata subito la donna di casa, dopo che abbiamo perso mamma, mentre io ero ancora piccola.»

Mia sorella ha la prerogativa di riuscire a farmi alterare anche la mattina presto. Oggi mi è piombata in casa come una furia e sta parlando da mezz’ora senza che sia riuscita a spiegarmi che cosa voglia da me.

«Io ho sofferto per la perdita di mamma in un modo che tu non puoi immaginare. A undici anni il mondo ti crolla addosso, hai l’età giusta per avere una sofferenza indicibile. Ci ho messo anni per elaborare il lutto.»

«Non credere che per me sia stato facile. A due anni si vive in funzione della madre, e se la perdi, non hai gli strumenti per capire ciò che è successo. È una situazione sconvolgente che ti lascia un segno che porterai per tutta la vita.»

«Non è questo il punto. Ti sto dicendo che quando sono con lui, non fa altro che parlare di quanto sia importante il tuo lavoro. Ormai so a memoria tutti i discorsi che ti riguardano. E poi tu sei sistemata, mentre io sono ancora single e nemmeno questo gli sta bene. Me lo rinfaccia ogni volta che mi vede: è insopportabile!»

«Che cosa credi, se ci sto io con papà, lui mi parla di te in continuazione. È normale che si comporti in questo modo con noi due. Mi meraviglio che tu abbia una specializzazione in psicologia comportamentale.»

«Ecco, lo sapevo! Non dovevo venire qua a confidarti le mie preoccupazioni. A te non importa niente dei miei presentimenti, anche se sai benissimo che non sbaglio mai.»

«Non sbagli quasi mai, per essere esatti. Sai che non mi piace far tardi all’università e mi piombi in casa alle otto di mattina? Possiamo parlarne a pranzo o sta andando a fuoco la villa?»

«Non sta andando a fuoco, ma ho una brutta sensazione. Se fosse più chiara, ti direi addirittura di mollare tutto e di correre subito là con me.»

«Tu sei fuori di testa. Vorresti che ci facessimo un’ora di strada perché hai le visioni? Sai che hanno inventato il telefono?»

«Sei assurda: ti ho appena detto che papà mi riempie di messaggi e vuoi che gli telefoni. Mi ascolti quando ti parlo?»

«Chi è preoccupato per una persona, la sente e le chiede come sta, non si precipita da lui. Adesso lo chiamo e gli faccio sapere che ha una figlia paranoica.»

«Non osare toccare il cellulare, sai?»

Alisha si impadronisce del mio apparecchio, che avevo lasciato sul tavolo, e cominciamo a rincorrerci per tutta la cucina.

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