Italiano, amore mio…

Durante l’estate che traghetta dalle elementari alle medie, uno dei miei figli mi si avvicinò trotterellando con il libricino dei compiti delle vacanze in mano. “Mamma, non capisco questa pagina!” Come tutti i genitori la mia prima reazione fu uno sbuffo di impazienza, poi lessi:

Esercizio: come si scrive un SMS, Short Message Service. Le abbreviazioni più comuni: grazie – grz, comunque –cmq, tutto – tt, perché –xké, però –xò. Prova anche tu a compilare una piccola frase”

Non fu una lunga spiegazione, bastò dire al fanciullo: “salta pure la pagina” e lui trotterellò via alquanto soddisfatto. Allora mio figlio era l’unico della sua classe a non possedere un cellulare e i commenti erano pressappoco del genere: “ma perché non glielo compri? Non si sa mai… un’emergenza.” Io non ho mai capito in quale emergenza dovesse imbattersi, considerato che trascorreva il suo tempo a scuola, con me, o con la nonna. Comunque, poiché non aveva mai scritto un sms in vita sua, era logico non capisse la necessità dell’esercizio, che giustificava la sua presenza nel libro delle vacanza con il fatto che “le abbreviazioni per la scrittura di sms sono utili per risparmiare tempo durante la digitazione”.

Allora invito voi a fare la stessa prova che ho fatto io. Via sms rispondete in due modi alla domanda: “Come va?”

Modalità 1 – Tutto bene, grazie!

Modalità 2 – tt bene grz

E cronometratevi. Fatto? Perfetto! Quanto tempo avete risparmiato? Quello necessario a una grattatina d’orecchie? Ebbene, il tempo è denaro, complimenti per non averlo sprecato. E pensate, nel caso sostituiate “per” con “x”, ridurrete il tempo di digitazione da tre tasti a uno. Tipo uno sconto del 66%. Niente male davvero. Solo del 50% invece nel caso in cui scegliate il “k” al posto del “ch”, ma questo è uno degli sconti meno convenienti, soprattutto per i giovanissimi, perché corrono il rischio di scrivere, magari su un tema: “Mi kiamo Luca…” E poi la maestra si arrabbia.

Infatti secondo me è questo che succede. Incentivare questo tipo di abbreviazioni, soprattutto in età scolastica, aumenta la possibilità di commettere errori ortografici. Quando lessi l’articolo di Maurizio Crosetti, datato dicembre 2009 e pubblicato su La Repubblica, ebbi quasi un infarto. L’articolo si intitola “Italiano, questo sconosciuto, studenti quasi analfabeti”. Se non soffrite di cuore, leggetelo. Ora non voglio dire che le abbreviazioni degli sms abbiano tutta la colpa dell’analfabetismo galoppante, ma sicuramente aiutano un poco. Come se invitassero a prendere la scorciatoia per il disastro grammaticale futuro. Quindi il mio consiglio è : quando vostro figlio/a  vi invia un messaggio senza vocali, rispondete che non capite l’aramaico, che ha un alfabeto abjad, cioè senza vocali, e pretendete che vi rispondano in italiano perché, guardate pure la questione dal punto di vista che desiderate ma, “tt bene grz” NON è italiano.

E adesso passiamo al secondo punto dolente che riguarda la nostra amata e bistrattata lingua. Come sempre voglio prendere spunto da ciò che ho visto e sentito personalmente. Luglio, mare, vicina di ombrellone: “ stasera non mangio a casa mamma, vado all’APERICENA, con 5 euro mi passa la paura”. E la paura venne a me invece. Apericena?  Così mi sono documentata su queste fantastiche nuove parole entrate nel vocabolario di giovani e meno giovani. “ Non so dove si trova il locale, aspetta che provo a googlare” Eh sì, ho sentito anche questa. Insomma , magari è un’espressione un po’ più di tendenza che “ cercare l’indirizzo  in rete”.

Regolarmente l’Accademia della Crusca si trova a dare chiarificazioni sui nuovi vocaboli che entrano nel parlare comune e che trovano poi il loro spazio anche nei dizionari più aggiornati. E molti di questi vocaboli hanno anche una loro scheda compilata dagli esperti linguisti. Ve ne riporto qualcuno. Il termine “svapare” è di diritto entrato nei neologismi della Treccani; significa “fumare una sigaretta elettronica”. “Docciarsi” ha una sua scheda che testualmente riporta  “creare verbi della prima classe a partire dai sostantivi, senza ricorrere alla suffissazione, è un procedimento comunissimo in ogni fase di evoluzione della nostra lingua” . Ebbene, dove gli esperti vedono un’evoluzione, io vedo una lapide con scritto “ qui giace la lingua italiana”, ma io non sono esperta, quindi…

Potrei continuare l’elenco con altri termini come: schedulare, attenzionare, killare e via dicendo.

Ed eccoci arrivati all’ ultimo punto dolente delle  conversazioni quotidiane, che mi sta particolarmente a cuore: l’uso di anglismi nel nostro parlare quotidiano. Perché preferiamo usare parole inglesi al posto di quelle italiane? Sinceramente non ho una risposta. Posso azzardare che dipenda da un’abitudine, o dalla convinzione che i termini inglesi facciano più presa e siano più diretti. La squadra di lavoro è un team, la revisione di spesa è spending review, la guardia del corpo è bodyguard, l’evoluzione di un settore è il trend.  Mescolando il tutto esce fuori l’espressione più insopportabile che io conosca : per indicare il “più” si ricorre, correttamente, all’ espressione latina “plus”, ma siccome siamo tutti anglofoni, la pronuncia che esce è un tremendo , orribile “ plas” che sarebbe  latino con pronuncia inglese, cioè un abominio. E ogni volta che sento “plas”, recentemente usato anche nel pubblicizzare in tv un modello di auto, mi cadono le braccia.

Ecco, dopo tutte queste riflessioni,  credo che il tanto chiacchierato “petaloso” sia l’ultimo  dei mali, considerato che è uscito dalla matita di un bambino di otto anni.

4 pensieri riguardo “Italiano, amore mio…

  1. Sono d’accordo con te. È un abominio che si incentivi, ad esempio l’abbreviazione dei termini a uso di sms, a scuola o meglio nella didattica scolastica che dovrebbe essere invece molto rigida nei riguardi dell’insegnamento dell’italiano. Purtroppo stiamo andando alla deriva. Spero che mia figlia prima di imparare abbreviazioni e quant’altro impari l’italiano in modo perfetto. Io da mamma farò di tutto per evitare di incitarla a seguire questo target di uso comune nella scrittura e spero di non fallire. Inoltre il cellulare, a mio parere, non dovrebbero averlo almeno fino ai 14-15 anni. O se proprio vogliamo almeno aspettiamo i dodici anni… buon articolo di informazione.

    1. Purtroppo sì…siamo alla deriva. La scuola dovrebbe scoraggiare certi atteggiamenti, ma sappiamo bene che i giovani e i giovanissimi ne sono molto tentati. Quanto all’uso del cellulare, e qui siamo sul terreno ” da mamma ” , il maggiore dei miei figli l’ha avuto in seconda media, ed era rimasto l’unico in classe. Il minore invece, come spesso accade, ahimé, ha bruciato le tappe.

  2. Il linguaggio delle “k” per fortuna è in declino, e tra i neologismi entrati nel dizionario c’è proprio “bimbominkia” per definire in senso dispregiativo chi si esprime a questo modo, un termine nato proprio dai gerghi della rete. Sulle cause della preferenza degli anglicismi il discorso è molto complesso… facino, prestigio, internazionalismi (spesso apparenti), ma soprattutto il ricorso esagerato da parte dei mezzi di informazione, del mondo del lavoro (dove l’itanglese ormai ha il sopravvento) con la conseguenza che poi li ripetiamo in modo automatico ciò che sentiamo e prdiamo le alternative di parole come privacy, welfare, budget, leader… Il problema è che l’italiano non si riesce a rinnovare, e la metà dei neologismi del nuovo millennio è in inglese, stando al Devoto Oli. Apericena è spesso biasimato e condannato da un punto di vista estetico, personalmente lo preferisco ad happy hour, se non altro è il segnale (raro) di una capacità della nostra lingua di evolvere in modo autonomo. Un saluto.

  3. Il problema è anche il fatto che, nella maggioranza del tempo a disposizione, non si scrive più a mano e ciò oltre che a creare problemi di memoria risulta essere deleterio con la conseguenza di scivolare in errori abissali. Molte persone confondono l’utilizzo della particella “c’è ” in una frase con “ce” oppure l’utilizzo di “lo” con “l’ho” e viceversa. E quando questi errori li riscontri anche in ambito lavorativo o in determinati post scritti da ragazzi adulti allora ti rendi conto che è diventato un problema generale. Ci si adatta al nuovo modo di scrivere nei social assumendo questo adattamento anche in sfere che dovrebbero stare al di fuori. E così l’italiano si deforma e preghi che almeno non si annulli del tutto lasciando il posto ad abbreviazioni “demenziali”.

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