La guardiana dei draghi – di Veronica Garreffa

La guardiana dei draghi, e il cristallo di Lunus

di Veronica Garreffa

 

Hope Edison ha diciassette anni. Sa di essere stata adottata, ma è ignara delle sue vere origini. La vita sulla Terra le ha insegnato a stare alla larga dai prepotenti che la prendono di mira, ma l’ha tenuta del tutto lontana dalla guerriera forte e saggia che sarebbe dovuta diventare.D’un tratto cominciano ad accadere cose strane, finché la verità non viene svelata. Tutto quello che viene raccontato alla ragazza non fa altro che urtare il suo carattere fragile e demolire le sue poche certezze. Tuttavia gli episodi seguenti le fanno capire che, per la prima volta, deve assumersi le sue responsabilità, così decide di gettarsi in quello che, in un primo momento, le sembra solo una follia. Con il tempo Hope capirà che, quando ci si trova di fronte alle difficoltà, non bisogna scappare, ma combattere.Una storia in bilico fra mondi reali e fantastici, costruita intorno all’idea che, per raggiungere la pace, non debba esserci una battaglia fra Bene e Male, ma che si debba stabilire l’Equilibrio fra di essi.

 

Autore: Veronica Garreffa
Titolo: La guardiana dei draghi, e il cristallo di Lunus
Genere: Fantasy
Pagine: 328
Edito da: Bibliotheka Edizioni
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ANTEPRIMA

Prologo

Il bambino si risvegliò di soprassalto. Si trovava ancora nei sotterranei, ma non ricordava perché fosse lì, né cosa fosse successo prima di perdere i sensi. Udiva delle grida al di là del soffitto che lo separava dai piani superiori: alcune erano di terrore e di disperazione, altre di battaglia; poi, quando si alzò, vide che il passaggio di fronte a lui era aperto, che la porta protetta dal sigillo era crollata, e fu allora che ricordò: la punizione, che lo aveva costretto per l’ennesima volta a pulire i sotterranei, quella voce che era penetrata nella sua anima, il calore delle fiamme e i terribili Uomini-uccello che erano appena entrati nell’Accademia.

Che cosa ho fatto! Pensò, e, una volta alzatosi, corse su per le scale.
Lo spettacolo che si ritrovò davanti era terribile: le fiamme avevano già divorato le aule dei primi tre piani e stavano raggiungendo i dormitori; i corpi delle persone che incontrava ogni giorno erano a terra inerti, compresi quelli dei bambini della sua età o addirittura più piccoli. Gli Uomini-uccello, i mostri che stavano compiendo quel massacro, erano ovunque. A un certo punto, una mano sulla sua spalla lo fece trasalire. Il bambino si voltò e sgranò gli occhi.

“Elim!” esclamò. “Cosa ci fai qui? Eri partito stamattina”.
“Non è il momento” rispose l’uomo. “Ascoltami attentamente, devo chiederti un grosso favore. Non sarà facile, ma mi fido di te”. Il bambino si accorse che dietro a Elim spuntava una bambina impaurita, che aveva circa quattro anni, due in meno di lui. I capelli avevano lo stesso color ebano di quelli del padre, e gli occhi erano di un verde smeraldo acceso ereditato dalla madre. La conosceva molto bene, perché da quando era nata tutta l’Accademia non faceva altro che parlare di lei. Persino Glandarius, il preside, aveva iniziato a badare meno alle sue bravate, tanto era preso da quella bambina così speciale.
“A te le fiamme non possono nuocere” continuò Elim. “Ti prego, porta Sined da Arin, che dovrebbe trovarsi sul tetto. Lei saprà cosa fare”.
“E tu cosa farai?” domandò il bambino preoccupato.
“Io cercherò di salvare più studenti possibile”.

Elim prese per mano la figlia e la consegnò al bambino.

“No! Papà, non voglio!” protestò la bambina, ed Elim si abbassò alla sua altezza, cercando di non mostrare preoccupazione davanti alla figlia. “Ascolta, Sined. Questo bambino è un amico, e mi fido di lui ciecamente. Ti porterà al sicuro dalla mamma”.

Ma quelle parole non bastarono per impedire alla bambina di piangere.

“Ti prometto che ti raggiungerò quando sarà tutto finito, ma tu ora devi seguire lui e metterti in salvo.” Sentendo quella rassicurazione, Sined smise di piangere; poi padre e figlia si abbracciarono. Prima che la bambina potesse protestare ancora, Elim spalancò le sue grandi ali nere e sparì tra le fiamme, seguendo la voce di alcuni studenti, probabilmente molto piccoli, per salvarli da un aggressore.

Sined rimase a guardare le fiamme, nelle quali era appena sparito il padre e, quando il bambino la prese per mano per portarla via, lei si agitò.

“Voglio andare con lui!” gridò.
“Non rendermi le cose più difficili!” ribatté il bambino. “Tuo padre è un guerriero e deve combattere per difendere gli altri. Non puoi andare con lui”.
Ma Sined aveva la testa più dura e rimase ferma dov’era, a guardarlo con odio e diffidenza.
“Non voglio venire con te!”

Il bambino non poté che essere d’accordo con lei. Anche lui, se fosse stato al suo posto, non si sarebbe fidato. Avevano ragione tutti a dire che Sined aveva qualcosa in più degli altri, perché sapeva riconoscere un nemico appena lo vedeva. E lui, in fondo, era un nemico, come lo era per tutti. Lo era sempre stato in un certo senso per via della sua natura, ma lo era di più da quella stessa sera, tuttavia Elim si era fidato di lui, come aveva sempre fatto, e gli aveva affidato il suo tesoro più prezioso: sua figlia.

“Ti sto portando da tua madre, non vuoi rivederla?” tentò di nuovo.

La bambina rimase interdetta, poi si decise a seguirlo. Si mossero in mezzo all’incendio, e lui cercava di farle da scudo. Sined si stupì del fatto che il fuoco non potesse fargli niente. Temeva di bruciarsi, ma aveva capito che il bambino camminava dove le fiamme erano più grosse per evitare che gli Uomini-uccello si accorgessero di loro. Ogni tanto sobbalzava, quando udiva delle urla agghiaccianti nelle vicinanze. Non sapeva come erano fatti gli Uomini-uccello ma, un paio di volte, ebbe l’occasione di intravedere le loro sagome attraverso il fuoco: erano uomini incredibilmente alti e robusti, con un’immensa apertura alare, delle piccole corna che spuntavano dalla testa e un enorme becco al posto della bocca. Sined era convinta che, se fosse sopravvissuta a quella notte, avrebbe ritrovato quelle ombre mostruose nei suoi incubi più oscuri.

Finalmente i due bambini giunsero all’ultimo piano, dove le fiamme erano meno intense. Per fortuna venne loro incontro una figura amica. Aveva i capelli biondi, al contrario della bambina, ma gli occhi verdi erano gli stessi.

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