Diversa – di Jenny Brunelli

Diversa

di Jenny Brunelli

 

Questa è la storia di Giulia, una bambina che si ritrova troppo presto a fare i conti con il mondo adulto. Un mondo troppo torbido, che non le crede e non riesce a proteggerla.
Attraverso i segreti familiari di una sua coetanea, in breve tempo, si rende conto che anche nella sua famiglia qualcosa non va.
Giulia cresce e diventa una ragazza problematica, che cerca di fingersi normale, e che cerca di viversi come tutti gli altri ragazzi e ragazze della sua età.
Affrontando una continua ed estenuante lotta con se stessa, riesce a diventare donna e madre, e a costruirsi una sua famiglia; ma basta una scintilla a rovesciare il suo inferno, all’esterno. La follia è appena dietro il dolore.
Questo è un libro che vuole svegliare le coscienze, che vuole, con la sua disarmante chiarezza, far capire le enormi conseguenze che determinate azioni comportano nei bambini, negli adulti che diventeranno, e nella società che li circonderà.

 

Autore: Jenny Brunelli
Titolo: Diversa
Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 236
Edito da: Robin Edizioni
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ANTEPRIMA

Prologo
Giulia, Novembre 2012

Fu tutto così maledettamente veloce. Come questa vita che scorre incessantemente, senza darti il tempo di riflettere e capire. Senza darti il tempo di rialzarti dopo una caduta, perché cadi di nuovo e non ti sei nemmeno resa conto di aver avuto la forza e il coraggio di farcela la prima volta.

Un rumore assordante. Un fischio. La paura che ha avvolto tutta la stazione in un attimo infinito. Un urlo, lontano, vicino, dentro di me. E il silenzio, un silenzio immobile, un silenzio di ghiaccio infuocato. Così finisce questa storia. Così finisce la mia storia. Così finisce la vita.
Brandelli di corpo umano volavano da ogni dove, la gente scappava e urlava. Io restavo immobile come una statua, pietrificata dentro e fuori. E nonostante tutto, il tempo continuava a scorrere, tutto si muoveva intorno a me. Troppo veloce, troppo in avanti, troppo oltre a te.

Appena qualche giorno prima mi avevi detto: “Mamma, quando divento piccolo, mi spingi ancora sul passeggino?” e io, troppo tranquillamente, ti avevo risposto che non si può diventare piccoli, perché il tempo scorre solo in avanti, per cui si può solo crescere, e invecchiare, e morire.
Ora sono io a chiederti: “Perché il tempo scorre solo in avanti?”
Ma non mi puoi sentire, quel maledetto treno ti ha portato via da me.
Una luce bianca, accecante, mi avvolge e cado. Non sento più niente… per fortuna.

Giulia
Ottobre 2008

“Ero completamente bloccata e non riuscivo ad avere rapporti sessuali con il mio uomo. Ho provato di tutto, compresa la psicoterapia. Ma non è servito a nulla. Ho cominciato a pensare che forse il problema non era solo mio e gli ho proposto di andare insieme da un sessuologo… non ha detto di no, ma l’idea non gli piaceva per niente e io non volevo forzarlo, così non se n’è fatto più niente e il problema è rimasto fino alla fine della nostra storia.”

“Le difficoltà di coppia sono, appunto, di coppia. Non sono mai del singolo partner e, fino a quando si fanno degli sforzi singolarmente, ma non si cercano soluzioni comuni, non si risolverà il problema. La coppia è come una squadra: o si lavora in maniera sinergica o il risultato non sarà efficace. In questi casi l’unica soluzione è un impegno congiunto, una comprensione congiunta e una soluzione congiunta.”

“Infatti nonostante l’essere arrivati con gioia e amore alla convivenza, il problema è rimasto… non solo, è peggiorato e io ho cominciato ad avere grossi problemi di salute. Non dormivo più, perché ogni rumore mi svegliava. Questa può essere stata la causa principale del mio malessere…”

“Dormire è molto importante!”

“…Oltre a questo era un periodo in cui avevo moltissimi problemi. Praticamente mi sentivo completamente abbandonata dalla mia famiglia, che odiavo con tutta me stessa… ogni qualvolta dovevo vederla mi sentivo male…”

“Vi era quindi anche una componente di rabbia con conseguente ansia…”

“Sì, volevo arrivare proprio a questo punto… ho cominciato a soffrire di attacchi di panico molto pesanti. Ho passato un’estate intera chiusa in casa a negarmi agli amici per paura di stare male. Non riuscivo più a guidare… mi facevano star male gli spazi piccoli, compresa casa mia. Non respiravo, avevo la sensazione di dover morire da un momento all’altro… e mi sentivo continuamente svenire, perciò stavo spesso sdraiata, per evitare di pigliare a capocciate tutto quello che avevo intorno.”

“E lui che ruolo ha avuto in questa tua malattia?”

“Lui mi è sempre stato molto vicino in tutto, ma in quel periodo era molto stanco per via del lavoro e del fatto che ci stavano costruendo una casa tutta per noi… c’erano sempre telefonate da fare, andare a vedere alcune modifiche di persona… tutte cose di cui io non mi occupavo a causa della malattia. Ero felicissima della nostra casa, della prospettiva di un futuro felice insieme… ma a causa della malattia non riuscivo nemmeno più a provare quella felicità e godermi il momento.”

“E con i genitori di lui che rapporti avevi?”

“Un buon rapporto, sono sempre state due persone meravigliose nei miei confronti, ma loro non sapevano quello che stavo passando… me ne vergognavo troppo… qualcosa ha detto loro il mio ragazzo forse, ma di certo non il mio stato reale… penso che si vergognasse anche lui di me.”

“Perché pensi questo?”

“Perché si è staccato molto da me quando ho cominciato a stare male… a volte usciva soltanto lui con i nostri amici e a volte è capitato che mentre eravamo fuori sia dovuto correre a comprarmi ansiolitici per bloccare i miei attacchi… ecco, lui si vergognava del fatto che prendessi farmaci per stare meglio, era convinto che mi peggiorassero la vita… col senno di poi, posso solo dire che aveva ragione, anzi non mi hanno peggiorato la vita… me l’hanno completamente distrutta, distruggendo anche il nostro rapporto.”

“Non ti stai dando troppe colpe?”

“Non dico che la colpa sia stata solo mia, ma sono certamente la colpevole principale di questa storia… sicuramente in modo inconscio, perché tutto quello che è successo non è dipeso dalla mia volontà, da ciò che volevo insomma, ma da una serie di reazioni a catena che mi hanno portato a reagire in un determinato modo.”

“Cosa intendi per reazioni a catena?”

“Una serie di eventi, emozioni, stati di “non” salute che si sono succeduti nel corso di un brevissimo lasso di tempo, facendomi precipitare nell’abisso più assoluto.”

“Ma quando si tocca il fondo non si può che risalire, no?”

“Certo! I medicinali mi avevano buttata in uno stato di incoscienza assoluto. Non riuscivo più ad alzarmi dal letto e rischiavo di perdere il lavoro. Mi sentivo una nullità… ora che il mio uomo aveva finalmente una donna al suo fianco a occuparsi di lui, si doveva ritrovare uno straccio che non riusciva nemmeno a reggere un manico della scopa in mano! Ero arrabbiata con me stessa e disperata per non riuscire a cambiare quel mio malessere. Ma quando le medicine hanno cominciato a essere troppe non mi rendevo più conto nemmeno di quello… non sentivo più niente, non provavo emozioni, solo tanta stanchezza e voglia di dormire. Ho cominciato a passare il mio tempo su internet… l’unico posto dove potevo parlare con le persone senza farmi venire attacchi di panico. Lì ho conosciuto un ragazzo simpatico che a volte mi faceva addirittura ridere… ho cominciato a parlare con lui, dal momento che ormai il dialogo tra me e il mio ragazzo era pari a zero. Il fatto che mi facesse ridere voleva dire che mi faceva provare una qualche emozione e mi sono aggrappata a questa cosa con tutte le mie forze. Così quando un giorno mi diede il suo numero di telefono, gli mandai subito un messaggio, scrivendogli quanto ero grata alla sua amicizia virtuale.”

“E al tuo ragazzo hai tenuto nascosta questa amicizia?”

“Assolutamente no. Non c’era niente tra me e quel ragazzo se non amicizia e io sono una persona sincera, le bugie e i sotterfugi in una relazione fanno solo male al rapporto… il problema è che questo amico virtuale viveva lontano da me e in una realtà completamente diversa dalla mia… la mia voglia di fuggire dalla malattia mi ha portata ad ascoltare con EMOZIONE le sue parole, scritte a migliaia di chilometri di distanza. Era così bello per me riuscire a provare ancora delle emozioni… ma continuava a essere l’unica persona a farmele provare!”

“Forse perché non avevi una vita così ricca di relazioni con amici, colleghi e quant’altro…”

“Può darsi. Sta di fatto che io credevo di provare qualcosa di più di una semplice amicizia, tanto da arrivare a dire al mio ragazzo che non ero più sicura di voler comprare la casa e che forse era meglio se ci separavamo per un periodo, intanto che facevo ordine nella mia testa… cosa molto difficile con la quantità di farmaci che mi arrivava al cervello.”

“Però sei riuscita a prendere una posizione… è stata una prova di volontà non da poco… ma toglimi una curiosità, quando sei arrivata a questa decisione avevi mai visto questa persona ‘virtuale’?”

“No. Avevo visto solo alcune sue foto e sentito la sua voce al telefono. Ma ripeto, io mi aggrappavo con le unghie e con i denti alle poche emozioni che riuscivo a provare… avevo voglia di sentirmi viva di nuovo, volevo disperatamente vivere… ma senza prendere in giro nessuno, tanto meno la persona che amavo da tanti anni, ma che non mi faceva più provare niente.”

“Forse la quotidianità non ti faceva provare quelle emozioni…”

“Quasi sicuramente è così, ma avevo bisogno di vivere, emozionarmi, ridere e piangere, sentire di nuovo l’odore della pioggia e il calore del sole sul mio corpo. Mi andava bene anche il dolore e il rischio che questa persona potesse non essere quello che sembrava a distanza. Mi avrebbe potuto fare del male vederlo, ne ero consapevole, ma non mi importava. Ero disposta a perdere tutto pur di tornare a Vivere.”

“Hai dimostrato un grande attaccamento alla vita e una grande forza interiore, nonostante tutto!”

“Sì. Un giorno, appunto, questo amico virtuale mi ha chiesto di vederci… non ho potuto dire di no.”

“Anche questa volta ne hai parlato con il tuo ragazzo?”

“Certamente. Lui non se ne era andato di casa, ma non era cambiato nulla da qualche settimana prima, quando gli avevo accennato i miei dubbi sulla nostra relazione. Quando ho conosciuto questo amico virtuale mi sono resa conto che in realtà… lo conoscevo già… abbiamo parlato di tutto, addirittura con lui parlavo tranquillamente anche di sesso, cosa che di solito facevo solo con amiche femmine. Lui scherzava su tutto, non prendeva seriamente quasi niente e io avevo bisogno proprio di questo atteggiamento. Prima di tornare a casa ci siamo baciati e mi sono resa conto che mi attraeva molto anche a livello fisico-sessuale. Così presi la mia decisione in fretta e furia per non creare danni a nessuno.”

“E lo hai lasciato dicendogli che eri innamorata di questo ragazzo… ti sei mai pentita?”

“Oh sì, moltissimo. Se lui avesse voluto, avremmo potuto ricercare insieme la natura dei nostri problemi sessuali e saremmo tornati insieme. Ma evidentemente non era così forte l’amore… lo era di più l’orgoglio. Ora sono felice… non è stata una cosa diretta però questa felicità, è arrivata dopo circa 9 mesi che stavo con il mio ragazzo ‘virtuale’… che comunque vedevo regolarmente ogni 2 settimane. Soltanto dopo 1 anno esatto sono riuscita a sospendere le medicine… lui mi ha aiutato molto con le emozioni che mi faceva provare a ogni nostro incontro o anche solo stando al telefono e chattando.”

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