La matematica felicità – di Francesco Ruffino

La matematica felicità

di Francesco Ruffino

 

“Al contrario della vita, la scienza della matematica è esatta. E, messa al servizio della vita, può rendere esatta anche questa, contribuendo a tradurre in realtà le aspirazioni di molta gente.” Ne sembra davvero persuaso Matteo Filangieri, a occhio e croce sessantacinque anni, cattedratico della Sapienza – Università di Roma.
Rob Italiano, sound engineer trentaquattrenne, nato e cresciuto nella Capitale, non è troppo convinto della validità di questa tesi. Eppure, si ritrova a vivere l’esperienza che tutti hanno solo fantasticato: esprimere tre desideri al cospetto di chi afferma di saperli esaudire.
E l’esistenza di Rob cambia direzione all’istante. La nuova rotta, verso una felicità possibile, inizia a essere calcolata e assistita dal professore sulla base di nozioni avanzate di matematica.
Ma ecco subito i dubbi. Il percorso sarà sempre in discesa? Le tappe rinfrancheranno secondo le attese? La meta equivarrà a tre sogni realizzati?

 

Autore: Francesco Ruffino
Titolo: La matematica felicità
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 194
Edito da: Buonbook
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ANTEPRIMA

Prologo

Sembrava un sabato mattina da archiviare senza titolo. E invece, stavo per imbattermi in qualcosa che avrebbe non solo deciso il mio tempo dalle undici a mezzogiorno, ma cambiato la mia vita per sempre.

Sono gli incontri che deviano il nostro cammino: di solito l’impatto con una persona, ma anche con un libro, un film o una canzone soltanto. E più ci emoziona e scuote con una ventata d’aria fresca, più ci trascina in un vortice. Opporre la forza di volontà serve solo a procurarci ferite, mentre siamo a ogni modo catapultati in una dimensione esaltante e pericolosa.

Tutto ciò io lo sapevo. Ma, come la maggior parte degli esseri umani, ignoravo che in questo correre dietro alla vita potesse entrarci poco il caso e parecchio la matematica; che complessi algoritmi e altrettanto articolati calcoli statistici riuscissero a produrre quale soluzione il nostro destino o, comunque, quello verso cui faremmo bene a orientarci. Ancora adesso, quasi non ci credo.

Ero consapevole, anche prima di quel sabato, del­l’importanza della matematica. Non solo per via che quantifica a ognuno di noi il guadagno e la spesa, il lavoro e l’ozio, la luce e il buio, il suono e il silenzio; ma perché il raziocinio che ci guida è tante volte figlio di rigorose leggi matematiche che inconsciamente osserviamo. Perfino coloro che da studenti hanno odiato questa disciplina conducono un’esisten­za spesso influenzata dal classico “due più due fa sempre quattro” o “invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia”. Ma, all’ampliarsi delle conoscenze in materia, si concretizza l’eccezionale occasione di guardare alla vita e coglierne aspetti nascosti: verità invisibili a chi non è dotato di arguta mente matematica.

I grandi maestri della dottrina che fu professata da Euclide e Gauss sono poco inclini a perversioni di massa come, ad esempio, il senso del possesso nei rapporti sentimentali, l’intolleranza nei confronti di chi è nato più a sud o verso gli uomini con i capelli lunghi: un vero matematico non dimentica mai che ci sono diverse strade che portano alla soluzione.

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“Scusi, mi scusi…” udii fra il caos che ogni mattina arriva puntuale alla stazione Termini a Roma. Avevo appena accompagnato a un treno mia madre.

Mi voltai verso la voce, per accorgermi di un uomo sui sessanta passati che si rivolgeva proprio a me. Con occhialetti da professore e barba incolta da studente, cartella impeccabile e giacca spiegazzata, fare gen­­­tile e sguardo assassino, si avvicinò e mi chiese se poteva rubarmi due minuti.

“Per la verità ho fretta” mi schermii.
“Ascolti, so bene che all’ottantacinque per cento è infastidito, visto che non sono una bella donna…” Sorrise. “…e che al settantotto per cento non è propenso a credere in ciò che vorrei dirle, ma io devo provarci lo stesso: la posta in gioco è troppo alta. Ci sediamo in quel bar per il tempo di un caffè? So di avere solo il nove per cento di possibilità che accetti” concluse, cercando un’espressione simpatica.

Se voleva colpirmi con quei valori percentuali, c’era riuscito; ma da qui a sedermi con lui…!
Infilò la mano sinistra nella tasca della giacca, per trarne il biglietto da porgermi.

“Sono Matteo Filangieri, docente di analisi matematica presso La Sapienza.”
“Perché vuole parlare con me?”
“Perché cercavo giusto lei.”
Sostenni il peso di una pausa gravosa, fino a quando non l’alleviò.
“O meglio, qualcuno come lei fra i trenta e i quaranta, che avesse un aspetto e dei modi sì eleganti ma anche non comuni, e che mostrasse dunque un’inclinazione a esplorare terreni dove la gente comune non va”.Sorrise di nuovo.
“Era un complimento?” domandai con sospetto.
Si fece serio.
“Vede, al contrario della vita, la scienza della matematica è esatta. E tutti i miei studi degli ultimi vent’anni sono stati rivolti a metterla al servizio proprio della vita per rendere esatta anche questa. Lei può aiutarmi a capire se si è trattato di anni spesi bene. E, qualora così fosse, i vantaggi sarebbero incommensurabili.”
“Tipo?”
“L’occasione concreta e unica di avverare i desideri. Che cos’ha da perdere ad ascoltarmi, a parte pochi minuti?”
Forse perché aveva il physique du rôle del Genio della lampada, fui tentato di cedere alla curiosità. E alla fine così fu:
“Va bene, ma solo per il tempo di un caffè”.

Si mise comodo, pose la cartella sulle gambe e mi diede l’idea del bambino che ha ottenuto il giocattolo. Cominciò a srotolare pensieri con fervore:

“Illustrando le leggi che collegano le grandezze, la matematica ci suggerisce in che termini ogni cosa sia in relazione con un’altra. Sta a noi recepire e mettere a frutto nel quotidiano”.

“La matematica come filosofia?”

Non rispondeva mai “sì” o “no”, ma sempre espri­mendo un concetto, spesso in apparenza non pertinente.

“Ricorda i numeri primi? Quelli molto particolari perché non sono divisibili con altri numeri, escluso l’uno? Bene, anche nella vita ci sono individui particolari che per questo sono primi o, per meglio dire, hanno modo di esserlo facendo tesoro proprio della parte di sé che non possono dividere con altri, se non giusto con qualcuno. Osservandola, ho riconosciuto in lei i tratti del numero primo, che non va reputato solo e triste, ma speciale e vincente.”

Scherzai affinché il mio compiacimento non trapelasse:

“In effetti, negli ultimi tempi non riesco a dividermi fra tutte le rotture che mi capitano”.

Non capii se scherzò pure lui:
“Visto come la matematica aiuta a valutare l’esistenza e le situazioni? Ah, se i politici fossero altrettanto razionali, deduttivi e rigorosi! Non svuoterebbero le tasche dei cittadini perfino nei rari casi in cui cercano di salvaguardarle. La matematica può dare una mano a compiere scelte logiche, a vivere meglio, a realizzarsi. A lei che manca per essere felice?”.

Provai a esagerare:
“Allora… una donna intelligente e sensibile, ironica e allegra, bella e sexy, che ci sia sempre quando ne ho voglia e che mi capisca le volte che desidero starmene in disparte. Poi opportunità di lavoro che consentano al mio talento di emergere, se di talento m’è lecito sperare di avere. E quel benessere economico che mi faccia togliere sei costosi capricci l’anno senza sentirmi in colpa. Penso che basti, considerato che la salute per adesso l’ho”.

Vidi nella sua espressione una risolutezza sconcertante.

“Io posso darle tutto questo, se si fida e continuerà a farlo per il tempo necessario.”

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