Amarcord

Si avvicina il 25 aprile e come sempre sarà per me un occasione per ricordare. Da italo tedesco ricorderò i miei caduti, quelli italiani e quelli tedeschi, il mio nonno tenente della X MAS, e tutti i camerati i quali fedeli all’alleato fino all’ultimo hanno sacrificato le loro vite in nome di un’utopia, l’ennesimo fallimento di una umanità incapace di realizzare qualsivoglia progetto. Per comprensibili motivi i tedeschi tendono a commemorare la guerra in un modo molto cupo, quasi sovrappensiero. Ci sono documentari e memorial, cerimonie per i morti, ma l’approccio generale è molto concentrato sui fatti di quello che è successo e non sulle esperienze personali o i sacrifici dei soldati tedeschi coinvolti. È interessante notare che i tedeschi sembrano identificarsi più con i soldati alleati, principalmente a causa del fatto che il 95% di filmati e documentari sul tema sono di importazione anglo-americana e ovviamente, tendono ad ritrarre gli eventi a loro favore. Il fatto che molti soldati tedeschi abbiano lottato per la sopravvivenza tanto quanto quelli alleati è spesso trascurato in patria.

Mio nonno da parte di madre ha combattuto nella guerra come soldato della Wehrmacht, e nonostante sia sempre stato molto riluttante a condividere le sue esperienze, ho imparato molto circa la sua parte nella guerra nel corso degli anni. Spero che coloro i quali leggeranno questo mio commento si rendano conto che non tutti i soldati tedeschi sono stati macchine di morte e che molti di loro sono stati vittime del loro tempo, così come i soldati della controparte.

Il papà di mia madre che purtroppo è morto nel mese di gennaio del 2001, è stato sempre molto riluttante a parlare della guerra, ha cominciato ad aprirsi solo a pochi anni dalla sua morte. È nato nel 1920 in un piccolo villaggio agricolo e si è arruolato nella Wehrmacht nel 1938. Fu addestrato come artigliere anti-carro collegato ad una divisione di fanteria, e partecipò all’assalto iniziale in Russia e alla corsa verso il Volga nel momento in cui la Wehrmacht sembrava essere inarrestabile.

Nell’inverno del 1942-1943 la sua divisione appostata fuori Stalingrado, dove si sono svolte le storie più memorabili delle sue vicende, ricevette l’ordine di avanzare per andare incontro al contrattacco russo,ma mio nonno non riuscì ad unirsi ai suoi compagni perché due dita dei piedi dovevano essere amputate a causa del loro congelamento. La  batteria di cui lui faceva parte ricevette un duro colpo e molti dei suoi componenti furono uccisi, di modo che la perdita delle dita dei piedi gli salvò praticamente la vita. Egli alla fine fu uno degli ultimi soldati ad essere portato fuori dalla Kessel (zona accerchiata) e da allora ha considerato il 6 dicembre come il suo secondo compleanno. Ha trascorso la maggior parte del 1943 a guarire le sue lesioni ed è stato poi trasferito in una zona intorno a Calais come facente parte di una divisione di riserva. Non so molto circa i suoi movimenti durante il periodo dell’invasione, ma finalmente venne  catturato in Belgio nel mese dell’agosto 1944 e  spedito come prigioniero di guerra in Inghilterra, dove fu internato in un campo vicino a Southampton fino al 1948, quando venne rilasciato. Ha sempre parlato molto bene degli inglesi che lo presero in consegna poi, dicendo che la cattura fu la cosa migliore che gli potesse capitare.

Le storie dei miei nonni io le ricordo ovunque e in ogni momento, come quelle di tanti altri uomini coinvolti negli eventi del loro tempo, nel quale furono costretti a fare cose che avrebbero deplorato per il resto della loro vita.

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