Valeria Pulci verso la felicità – di Valentina Pusceddu

Valeria Pulci verso la felicità

di Valentina Pusceddu

 

La strada verso la realizzazione personale e la felicità per Valeria, giovane ragazza sarda, giunta da poco a Brescia, appare fin da subito ardua. La relazione con Riccardo, il lavoro presso il supermercato e soprattutto la scarsa conoscenza del computer, sembrano bloccarla, ma Valeria non si arrenderà e farà il possibile per raggiungere un ruolo professionale adeguato. Riuscirà a conseguire i propri obiettivi senza inciampare nei tanti ostacoli che le si presenteranno di fronte? Tutto ciò diverrà l’occasione per il raggiungimento di altri traguardi, e soprattutto la realizzazione anche in ambito sentimentale?

 

Autore: Valentina Pusceddu
Titolo: Valeria Pulci verso la felicità
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 322
Edito da: Silele
Acquista su Amazon

 

ANTEPRIMA

Sono laureata in matematica e sono felice di essere una segretaria.
Sono una ragazza e vengo dalla Sardegna.
Ho iniziato a fare questo lavoro quando avevo ventitré anni, quando ancora non ero laureata. Avevo lasciato l’università a Cagliari per intraprendere il viaggio della vita verso il nord, carica di tanti sogni e speranze in nome della tanto agognata indipendenza.
Ho sempre desiderato avere una laurea, infatti un bel giorno ho deciso di continuare gli studi e di rimandare l’indipendenza a più tardi. È stata una decisione difficile, ma ora sono contenta di averla presa.
Il mio primo lavoro da segretaria l’ho avuto presso una società di revisione contabile. Risposi all’annuncio sul giornale con un C.V. scritto a mano perché non avevo il computer e poi, quando al colloquio mi chiesero perché lo avessi scritto a mano, risposi che in questo modo sarebbe stato più facile capire che tipo di persona fossi… analizzando la grafia naturalmente!
Mi hanno creduta, nonostante mi vergognassi di dire che non avevo il computer.

Dovetti fare ben tre colloqui, uno dei quali addirittura a Milano. Sembrava dovessero assumere un manager di prima linea e invece era solo un contratto di apprendistato.
Mi ricordo ancora il viaggio in treno per andare a Milano. Mi rimborsavano addirittura il biglietto anche se poi non mi avrebbero assunta. Ero rimasta colpita da questo fatto. – È proprio una società seria – pensai.
Seguendo le indicazioni che mi erano state date, arrivai finalmente a destinazione. Alzando gli occhi al cielo mi accorsi che l’azienda in questione non occupava solo un piano bensì tutto il palazzo… PANICO!

Non mi era mai capitato di fare un colloquio in una società così grande. Successivamente ho scoperto che quella non era l’unica sede milanese, perché l’azienda occupava altri due palazzi. Entrai. Vidi il portiere seduto in un’ampia reception. Mi avvicinai al bancone.

“Buongiorno! Sono qui per un colloquio con la signora Catrami!”
La signora Catrami era il capo delle segretarie.
“Quinto piano” rispose indicando l’ascensore le cui porte erano già aperte.

Schiacciai il numero cinque, le porte si chiusero e dopo qualche istante arrivai a destinazione. Aprendosi, mi catapultarono in un mondo che non conoscevo. Gli uffici mi sembravano bellissimi.
Ero così emozionata. Dentro di me speravo intensamente che mi assumessero. Come sarebbero stati contenti i miei genitori…
Ricordo la moquette azzurra, le ampie finestre dalle quali entrava una luce luminosa e gli arredi eleganti; quel luogo pareva ordinato e organizzato.

Le persone sembravano molto indaffarate: c’era chi faceva delle fotocopie, chi usciva frettolosamente da un ufficio per entrare in un altro, chi parlava al telefono, chi mandava un fax…si respirava un’aria di efficienza. Sembrava di essere in un film e io desideravo diventare uno dei suoi protagonisti.

Una signorina mi fece accomodare in una saletta e mi disse che la signora Catrami sarebbe arrivata subito.
– Ecco qui, ci siamo – pensai.
Dopo pochi minuti,vidi spuntare da dietro la porta la signora in questione con al seguito due ragazze una delle quali portava con se una car- tellina e l’altra un computer portatile.

Un computer portatile? No!
Non avevo capito si trattasse di un esame in piena regola.

Aiuto! Lo so a mala pena accendere un computer. L’ho usato solo per tre mesi in una società dove avevo sostituito una donna in maternità alla reception. Praticamente rispondevo solo alle telefonate e archiviavo i documenti di trasporto e le fatture.

Dalle stelle alle stalle in meno di mezzo minuto.

Una valanga di pensieri vorticarono nella mia testa mentre la signora si presentava e la sua assistente collegava il computer alla corrente. Il sogno di diventare parte del film stava per naufragare. Ero sicura che, alla prima domanda seguita dalla mia scena muta, mi avrebbero mandata via.

I primi convenevoli si svolsero come da copione: lei mi chiese di me, cosa avessi fatto prima, quali fossero le mie aspirazioni… insomma le solite cose che si chiedono ai colloqui… e io risposi sfoggiando il mio miglior sorriso.

Ma la disfatta si stava per compiere!

La prima caduta di tono avvenne quando mi chiese se avessi mai lavorato in ufficio prima. Risposi di aver fatto la receptionist in una ditta che produceva ferri da stiro per la Philips per tre mesi in sostituzione di una dipendente in maternità. Dal suo sguardo capii che la mia esperienza non era sufficiente per svolgere il lavoro da segretaria in un posto come quello.

A quel punto il mio entusiasmo, già leggermente provato, iniziò ad  abbandonarmi totalmente.
L’inizio della fine si ebbe quando mi invitò a sedermi di fronte al  computer.
“Prego, lo accenda pure” mi disse.

Un pensiero riguardo “Valeria Pulci verso la felicità – di Valentina Pusceddu

Rispondi