Figli dello stesso fango – di Daniele Amitrano

Figli dello stesso fango

di Daniele Amitrano

 

Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell’oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, afflitto da schizofrenia; la ricerca di una via d’uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. È un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull’orlo del baratro. Quando Andrea scopre l’identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d’infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all’epilogo inaspettato e drammatico.

 

Autore: Daniele Amitrano
Titolo: Figli dello stesso fango
Genere: Thriller
Pagine: 202
Edito da: 13Lab
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ANTEPRIMA

Prologo

“È morto! Lo hanno trovato a terra nella stazione di Formia. Overdose di eroina!”

Ancora una volta le parole di quella telefonata stanno comprimendo il suo cervello. È in piedi, nella stanza dove ha vissuto la sua adolescenza. Ripensa a se stesso. Riflette su quanto la sua esistenza abbia subito un profondo cambiamento nel corso degli ultimi anni.
Andrea Amato oggi è un giovane giornalista di successo e ha un tenore di vita invidiabile. Per diventarlo, si era allontanato dieci anni prima da Scauri, una piccola località balneare del basso Lazio. Si era stabilito a Milano con la speranza di crearsi una posizione. Dopo tanti sacrifici ci era riuscito e aveva sempre pensato che nessuna ragione al mondo lo avrebbe ricondotto nel suo paese d’origine.

Ora però è lì, in quell’angolo di mondo in cui le cose sembrano rimaste intatte.
Guarda il paesaggio fuori dalla finestra scostando leggermente la tenda. Il tempo in quei luoghi sembra davvero non aver lasciato alcuna traccia. Tutto appare immutato. La veduta sui palazzoni popolari di colore rosso è sempre la stessa. Anche gli schiamazzi e le corse dei ragazzini in strada sembrano sempre gli stessi.

Poi richiude la tenda e si volta verso la sua vecchia scrivania. Ne apre i cassetti partendo dall’alto.
Trova un’agenda dalla copertina blu, una di quelle che regalano le compagnie assicurative in prossimità della fine dell’anno.
Non ricorda per cosa la utilizzava ma mentre la rigira tra le mani dal suo interno cade una fotografia. È sul pavimento, con il retro rivolto verso di lui. La raccoglie di getto. Qualcosa inizia a fremere nel suo profondo.

L’anima è composta da infiniti frammenti che, scossi opportunamente, cominciano a vagare impazziti, in simultanea col palpito del cuore. Tutti quegli anni lontano da casa non avevano annichilito il passato.

Va nel corridoio, di fronte alla lunga specchiera dalla cornice dorata, continuando a fissare la foto. Tasta la carta, guarda i visi ritratti in quello scatto e legge i nomi incisi con l’inchiostro blu sul retro. Un vero e proprio sussulto lo scuote. La sua mente inizia un percorso a ritroso difficile e impervio ma al tempo stesso emozionante e fascinoso. Le reminiscenze di quei tempi fanno capolino improvvisamente e impetuosamente nei suoi pensieri.

Il ricordo delle cose importanti è come un graffito sulla parete dell’anima. Risultano inutili e maldestri i tentativi di cancellarlo. Esso riemerge e, quando meno te lo aspetti, torna a far parte del presente.

Flashback

“Dio perché mi è toccato tutto questo? Cosa ho fatto di male?!”

È l’estate del 1999. Il viaggio di ritorno nel ricordo inizia da quello stesso specchio, undici anni prima. Da quella domanda retorica a cui nessuno riuscirà mai a rispondere. Neanche l’Altissimo.

Andrea continua a guardare il suo riflesso turbato e sconsolato. Con un dito si sfiora pensieroso le labbra carnose. Poi sprofonda nell’azzurro dei suoi stessi occhi con le mani appoggiate alla parete. Un cielo nitido su cui una mano invisibile ha disegnato nubi oscure e minacciose. La sua sagoma longilinea a tratti sbiadisce nel ricordo di ciò a cui ha appena assistito. Non riesce proprio a sorridere nonostante il suo carattere ironico e gioviale.

«Mamma, non voglio più andarci in quel posto!» esclama singhiozzante. È appena tornato da una seduta terapeutica familiare tenutasi nella struttura psichiatrica dove è stato, improvvisamente, ricoverato il fratello Maurizio.

Luisa è in cucina. Vorrebbe rispondergli ma è troppo sconvolta per replicare. Ripensa a quanto successo. Ha ben impressa e vivida la sentenza dei medici sulla patologia: “Vostro figlio è affetto da schizofrenia!”

Guarda il marito con gli occhi pieni di lacrime. Gennaro è seduto di fronte a lei e cerca di farsi coraggio. Trattiene a stento la sua commozione. Pensa alla paura impressa sul volto di Andrea tutte le volte che Maurizio è andato in escandescenze. Senza dire nulla, gli và incontro e si limita ad abbracciarlo. Lo accarezza dolcemente sul capo come quando era bambino.
Quel gesto vale più di mille parole e fa comprendere al figlio come abbia capito la drammaticità della situazione.

Andrea, appena diciassettenne, è entrato per la prima volta in un luogo del genere. Ancora molto fragile dal punto di vista emotivo, è rimasto molto scosso. Già fortemente impaurito dal posto, ha poi visto il cancello chiudersi inesorabilmente e il fratello rimanervi all’interno. Per sempre.

Ha scoperto quell’ambiente tetro, pieno di vite disperate e sofferte, come non avrebbe mai osato immaginare. Gli è sembrato di aver varcato la soglia di un campo di concentramento, i cui detenuti sono persone che urlano senza senso, che parlano da sole guardando in aria, che si muovono compulsivamente. Uomini e donne che fissano l’orizzonte, quella stessa linea immaginaria e irraggiungibile da cui sembrano imprigionati.

Non riesce a capacitarsi che tutto ciò coinvolgerà per sempre la sua esistenza, anche se indirettamente.
Prova dentro di sé un misto di amarezza e risentimento nei confronti della vita stessa.

Andrea esce di casa sconfitto e afflitto, non consapevole di cosa il destino stia per riservargli di lì a poco.

Ci sono giorni che iniziano con qualcosa di speciale, anche se questo qualcosa deve ancora accadere o magari non accadrà mai.

Sono quei giorni che ognuno si porta dietro per tutta la vita e che, al solo ricordo, fanno baluginare l’anima.

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