José Saramago – su Alabarde alabarde e non solo

(titolo originale Alabardas, Alabardas, Espingardas, Espingardas, 2014; traduzione di Rita Desti)

cover Alabarde alabarde

Si tratta di un romanzo incompiuto, la sua stesura è stata interrotta dalla morte dello scrittore, nel 2010: circa cinquanta pagine e qualche breve appunto.

Sono comunque abbastanza per essere certi che sarebbe stato un romanzo in perfetto stile Saramago, con la sua ironia, il suo modo di scavare nei personaggi, nei fatti, nei comportamenti.

A dare origine a questa storia è una sua “antica preoccupazione (perché non c’è mai stato uno sciopero in una fabbrica d’armi)”, come scrive negli appunti. A questa idea si vanno ad aggiungere altri episodi, legati alle armi e alla guerra, fino a fornire allo scrittore materiale sufficiente per costruire il suo romanzo.

Il protagonista è artur paz semedo (scrivo in lettere minuscole perché così fa l’autore), che viene così presentato:

lavora da quasi vent’anni nei servizi di fatturazione di armamento leggero e munizioni di una storica fabbrica d’armi conosciuta con la ragione sociale di produzioni bellona s.a. …

Il nome bellona era quello della dea romana della guerra, lo precisa l’autore stesso. Un ruolo importante, probabilmente fondamentale, lo riveste l’ex moglie di artur, felicia, una pacifista. È lei infatti a spingerlo a cercare, negli archivi della fabbrica, documenti che attestino vendite di armamenti ai fascisti negli anni trenta.

Purtroppo sono solo i primi tre capitoli, quelli che Saramago ha potuto completare, pochi per immaginare lo svolgersi della storia, abbastanza per capire che sarebbe stata originale e che avrebbe mostrato una parte della nostra realtà da un inconsueto punto di vista.

È questo, infatti, quello che si trova nei romanzi di questo scrittore: un’insolita angolazione da cui osservare il mondo che ci circonda, o un episodio storico, il che è praticamente lo stesso perché sappiamo bene che la Storia si ripete.

Immaginando una situazione assurda, impossibile o strana, Saramago costruisce racconti che parlano dell’attualità, dei mali del nostro tempo, dell’umanità, intesa in tutte le sue accezioni.

In Cecità il motivo scatenante della narrazione è uno strano morbo che rende tutti ciechi, ad eccezione di una donna. In La zattera di pietra la penisola Iberica si stacca dal resto dell’Europa e prende ad andare alla deriva. In Storia dell’assedio di Lisbona un correttore di bozze inserisce in un saggio un “non” in una frase, ed è un cambiamento che rovescia l’esito di quell’episodio storico. In Le intermittenze della morte è la Morte stessa che si prende un periodo di pausa e non fa più morire nessuno: questo provoca molte spiacevoli conseguenze.

Da questi cenni si può dedurre anche quanto grande sia la fantasia di questo scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Ho letto tutti o quasi i suoi romanzi, certo non è un autore facile, almeno non fino a che non si prende una certa confidenza con il suo modo di scrivere particolare: non usa infatti segni di dialogo, si limita a separare i discorsi diretti dalle altre parti del testo con virgole; spesso i suoi personaggi non hanno un nome, ma sono identificati ad esempio come “la donna delle pulizie”, “la moglie dell’oculista”. A mio parere, però, anche tutto questo contribuisce a rendere i romanzi di Saramago davvero speciali. Capisco però che non a tutti questo stile possa piacere.

Qui un brano, una riflessione del protagonista di Alabarde alabarde, quando cena al ristorante. Un esempio della scrittura e della penetrazione psicologica dello scrittore.

Quello cui artur paz semedo fa molto caso, ora che è separato, è il comportamento delle coppie. Alcune, rare, hanno un’aria festosa, forse sono ancora nel fresco della novità, altre, come chi compie un penoso dovere, si siedono in silenzio, in silenzio scelgono cosa vogliono mangiare e in silenzio stanno lì ad aspettare di essere servite. Se poi arrivano a pronunciare qualche parola è perché pare brutto stare a tavola con una persona e non parlarci, sia pur non essendo quella persona più che il marito del solito e la moglie di sempre.

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