Granelli di sabbia – di Andrea Gerosa

Granelli di sabbia

di Andrea Gerosa

 

La parola “sabbia” non mi era mai parsa così affascinante come in quel momento: non erano solo minuscoli granelli colorati, erano impronte, memoria, storie di paesi lontani che probabilmente non avrei mai visitato.
E’ proprio attorno alla sabbia che si snoda il caso che impegna l’Ispettore Luca Veloso, il Tenente Camilla Dell’Angelo e gli altri uomini della squadra in una serrata lotta contro il tempo, per proteggere le ragazze che calcano le passerelle dell’alta moda dalla mano assassina di un serial killer.
L’obiettivo sarà scoprire chi si cela dietro agli omicidi delle modelle, e per farlo gli investigatori si ritroveranno ad attraversare la Penisola, ricorrendo a soluzioni non sempre conformi ai metodi canonici della scienza investigativa.
Se per i ragazzi della squadra l’indagine è un compito da eseguire al meglio, per Luca rappresenta un ritorno al passato, che riemerge minaccioso con prepotente crudeltà.
L’Ispettore dovrà fare i conti con vecchie paure relegate ai confini della coscienza, che riporteranno sulla scena incubi sopiti nel tempo.
Una storia di omicidi che avvince fino all’ultima pagina, lasciando la sensazione che qualcosa debba ancora accadere.
Forse la storia non è finita.

 

Autore: Andrea Gerosa
Titolo: Granelli di Sabbia
Genere: Thriller
Pagine: 386
Edito da: Self Publishing
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ANTEPRIMA

Era impossibile farci l’abitudine, la scena di un delitto mi turbava ogni volta.
“Ispettore, venga a vedere! Ehi tu attento, spostati da qui. Ragazzi allontanatevi.”
“Che c’è?” chiesi rivolto a Giovanni, di sicuro il migliore tra i miei uomini.
“Guardi qui, Ispettore, c’è qualcosa che sporge appena dalla bocca, sembrerebbe un oggetto di plastica!”
Giovanni era inginocchiato ai piedi del cadavere di una magnifica ragazza, un’età compresa tra i venticinque e i trent’anni; capelli lunghi, biondi, un fisico da modella. Il corpo era disteso sul marmo freddo, davanti alla fontana posta al centro della piazza, dove fino a qualche ora prima c’erano solo bambini che correvano e turisti che si gustavano una bevanda fresca.

Piazza Erbe, il centro vitale della città, uno straordinario concentrato di architetture, che testimoniano il divenire della storia, era stata anch’essa ferita e imbruttita dall’irruenza della Polizia che ne calpestava il suolo e dalle luci accese delle sirene, che si erano sovrapposte al chiaro di luna. Il crimine aveva sfigurato anche la stessa bellezza della statua di Madonna Verona posta al centro della fontana, che dominava su di noi, con la sua testa medievale e il corpo romano di una dea pagana, costretta ad assistere impotente a quanto avveniva attorno a lei; l’assassino aveva infierito su un corpo di donna, che a sua volta ne aveva deturpato un altro.

Abbandonai quei pensieri e mi avvicinai a Giovanni, affiancandomi a lui per vedere cosa voleva mostrarmi, con la sensazione che ciò che avrei visto avrebbe turbato a lungo le mie notti.
“Hai chiamato la Scientifica?”
“Sì, hanno già incaricato qualcuno.”
“Qui ci vorrebbe il dottor De Caroli; speriamo mandino lui. Comunque nel frattempo nessuno deve toccare niente. Né io, né te, né nessun altro deve mettere mano al corpo, tantomeno alla bocca.”
“Bella bocca, vero Ispettore?”
“Già, gran bella bocca e non solo quella.”
Mentre pronunciavo quelle parole, riconobbi l’amico Fabrizio a bordo dell’auto che si stava fermando dietro di noi, autorizzata ad avvicinarsi dagli agenti che delimitavano la scena del crimine.

Fabrizio De Caroli era sicuramente uno dei migliori anatomopatologi in circolazione, oltre che un grande amico. Mi aveva affiancato in molteplici occasioni, nel corso d’indagini per reati di omicidio, in cui la medicina legale doveva dare il meglio di sé.
Scese dall’auto con l’espressione indignata che esibisce sempre quando sa di trovarsi a tu per tu con l’ennesimo corpo da scrutare, tagliare e sezionare. Da quel momento ne avrebbe indagato organi e tessuti con tutti gli apporti possibili che gli avrebbero fornito la scienza e la sua passione per la professione. Per quel mestiere che esercitava con perizia da sempre, malgrado tutto ciò che i suoi occhi avevano visto.

Ci salutammo con un abbraccio, quindi si avvicinò al cadavere e dopo appena pochi minuti fu già in grado di riferirmi ciò che pensava.
“Questa donna è stata ferita più volte con un coltello molto tagliente, forse un bisturi e quindi strangolata con un filo sottile. Il tutto è avvenuto certamente lontano da qui, in un altro luogo; il corpo dev’essere stato portato in seguito sul posto.”
“E di quello che ha in bocca che mi dici?”
“Vuoi che guardi ora? Sarebbe meglio esaminare il corpo in ospedale, con calma.”
“Sì, conosco le regole, ma preferirei sapere subito di cosa si tratta. Potrebbe essere un elemento importante per l’indagine.”

Mi rendevo conto di forzare un po’ la procedura, ma Fabrizio conosceva la mia testardaggine e del resto sapevo che non mi avrebbe detto di no; anche lui, come me, in fondo non aveva granché voglia di aspettare per scoprire cosa c’era in quella bocca.
Prese un attrezzo dalla sua borsa e lentamente cercò di abbassare la mandibola della ragazza per facilitare l’estrazione di quello che, a prima vista, sembrava un involucro di plastica. Mentre con una mano teneva aperta la bocca, con l’altra recuperò l’oggetto conficcato nel palato. In effetti, si trattava proprio di un banale sacchettino di plastica trasparente, ma dal movimento delle sue dita, che ne comprimevano la superficie, intuii che dentro doveva esserci dell’altro, qualcosa di morbido.

Sabbia!
Tanta sabbia quanta una bocca riusciva a contenerne, ma non solo: ciò che l’omicida aveva in mente si stava rivelando.

Fu in quel momento che Fabrizio recuperò tra la sabbia un pezzetto di carta; un biglietto piegato a metà, con lettere incise con una macchina da scrivere. Ascoltai ciò che c’era scritto, mentre la mia mente correva già a quindici anni prima.

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