La grande menzogna – di Antonella Sacco

La grande menzogna

di Antonella Sacco

 

Hank, cameriere in un bar di periferia, vorrebbe cambiare vita ma non sa come fare.
Un giorno un cliente muore quasi sotto i suoi occhi e quando Hank scopre che nascondeva un importante segreto cerca di sfruttarlo a suo vantaggio per ottenere la ricchezza che sogna e conquistare la ragazza di cui è innamorato. Ma tutto ha un prezzo: Hank è disposto a pagarlo?

 

Autore: Antonella Sacco
Titolo: La grande menzogna
Genere: Noir
Pagine: 156
Edito da: Self Publishing
Acquista su Amazon

 

ANTEPRIMA

Non così. Non era affatto così che aveva immaginato il suo futuro.
Hank sospirò e posò con violenza il bicchiere appena asciugato sulla mensola, scaricando nel gesto la frustrazione di essere solo un cameriere tuttofare in quel vecchio bar in cui non aveva nessuna intenzione di restare ad ammuffire. Il problema era che la fortuna sembrava averlo cancellato dalle sue liste e non gli offriva alcuna opportunità di miglioramento. Comunque prima o poi le cose sarebbero cambiate. Dovevano cambiare.

In quel momento il primo cliente della serata fece tintinnare l’acchiappasogni appeso sopra la porta. Anche l’acchiappasogni era vecchio e aveva perso almeno metà dei suoi pendenti, ma Bert Dassel, il principale di Hank, si era arrabbiato quando gli aveva suggerito di toglierlo perché era un portafortuna regalatogli da una vecchia amica. Hank alzò la testa: l’uomo appena entrato era il tipo solitario che capitava di quando in quando. Dassel sosteneva che avesse una relazione clandestina, ma secondo Hank la cosa era altamente improbabile, doveva essere piuttosto un impegno di lavoro a portarlo lì.

Come ogni volta l’uomo sedette al tavolo d’angolo, sulla panca di legno scuro che in un tempo remoto era stata imbottita.
Hank posò lo strofinaccio e si diresse verso di lui.
“Il solito?” Aveva imparato che alla maggior parte dei clienti piaceva che si ricordasse cosa consumavano abitualmente.
“Sì, ma anche dell’acqua naturale, per favore.”
L’uomo tossì più volte e Hank notò che era molto pallido.
“Si sente bene?” Non poté fare a meno di domandargli.
L’altro annuì e gli fece un cenno per indicargli che poteva allontanarsi e portargli ciò che gli aveva chiesto. Hank eseguì alzando le spalle: gentilezza sprecata. Quando, qualche minuto dopo tornò al tavolino con il vassoio, il cliente stava tirando fuori da una delle tasche della giacca una piccola chiave, che strinse nel pugno vedendo avvicinarsi Hank, come a proteggerla dal suo sguardo.

Nella mezz’ora successiva il locale si riempì, era venerdì e la cosa non era insolita. Naturalmente Bert Dassel aveva scelto proprio quella sera per lasciare solo Hank, che si ritrovò a correre da una parte all’altra del bar. Anche se distribuire bevande e riscuotere, magari da qualche ragazza carina, era preferibile a lavare bicchieri o ripulire il pavimento dopo la chiusura, restava il fatto che riparare a tutti era davvero troppo.

Mentre Hank era intento a preparare un latte macchiato e due decaffeinati una biondina si avvicinò al banco.
“Secondo me quel tipo laggiù si sente male…” Gli disse sottovoce.
Lui rivolse lo sguardo nella direzione indicata e vide che il cliente entrato per primo aveva il capo accasciato sul tavolino e un braccio abbandonato lungo il corpo in una posizione innaturale e per niente rassicurante. Il ragazzo sentì un brivido attraversargli le spalle e poi, senza alcun motivo, arrossì. Si schiarì la voce per darsi un contegno e, sforzandosi di stare calmo, depose le tazze su un vassoio. Con quello in mano passò davanti alla biondina e le sussurrò “Ora ci penso io”, ma la sola sicurezza che aveva era della grande quantità di complicazioni che senza dubbio presto gli sarebbero cadute addosso.

Lei lo seguì. Lasciate le bevande alle tre signore che le avevano ordinate, Hank si avvicinò al cliente e lo toccò piano su una spalla. La sia pur tenue speranza che aveva avuto, ovvero che fosse semplicemente addormentato, risultò, con evidenza, vana: l’uomo non reagì in nessun modo. Hank sospirò e provò a scuoterlo con più energia, ma l’altro restò ancora immobile.
“Sta male.” Mormorò alla ragazza; era un’osservazione superflua, ma sentiva il bisogno di dire qualcosa, più per sé che per lei.

Intanto altri clienti si erano avvicinati e il brusio intorno si era fatto più alto. Hank si rese conto che tutti aspettavano di vedere la sua prossima mossa. Nessuno sembrava avere intenzione di suggerire qualcosa e lui non aveva idea di cosa fare. Cercò di pensare in fretta e maledisse per l’ennesima volta l’assenza di Dassel. A proposito, doveva telefonargli, che se la sbrogliasse lui con quella storia. Mentre prendeva il cellulare dalla tasca posteriore dei calzoni realizzò che era più urgente chiamare un’ambulanza, era quella la mossa giusta, l’unica possibile. Il tipo, che fosse addormentato o meno, non si svegliava, perciò era necessario che lo vedesse un medico, e al più presto.

La confusione si calmò un poco durante la telefonata, poi tutti ripresero a parlare insieme e, quando Hank tolse la comunicazione, diverse persone gli chiesero il conto. Così, appena avvertito anche il principale, il ragazzo si mise alla cassa a preparare scontrini e a riscuotere. Dopo dieci minuti erano rimasti solo pochi curiosi; anche la biondina era uscita, i suoi amici erano stati fra i primi ad andarsene. Lei aveva lanciato un sorriso di saluto ad Hank e li aveva seguiti fuori. Lui se ne era rammaricato, ma solo un poco, preoccupato com’era per i guai che il malore del cliente avrebbe potuto procurargli.

Finalmente il suono di una sirena annunciò l’arrivo dell’ambulanza e in pochi minuti un medico e due infermieri entrarono nel bar. Hank indicò loro l’uomo che sembrava dormire e rimase a qualche metro di distanza.
“Cos’è successo?” Gli chiese il dottore.
“Non lo so. Dopo che gli ho portato da bere sono stato occupato con altri clienti e non ho più guardato verso di lui. È stata una ragazza a farmi notare la sua strana posizione e siccome non sono riuscito a svegliarlo ho chiamato voi.”
“Cosa aveva chiesto? Ha mangiato qualcosa?”
“Niente cibo. Ha voluto del whisky e dell’acqua. Ma secondo me ha bevuto solo qualche sorso d’acqua.”
Il dottore emise un mugolio di assenso e si dedicò al cliente.

In quel momento, Bert Dassel, trafelato e rumoroso, si precipitò dentro.
Stava per iniziare a inveire contro Hank, ma valutò con uno sguardo la gravità della situazione e si trattenne.

Un pensiero riguardo “La grande menzogna – di Antonella Sacco

Rispondi