Mercoledì – di Viviana Albanese

Mercoledì

di Viviana Albanese

 

Mercoledì è il nomignolo antipatico affibbiato dalle colleghe di lavoro alla protagonista di questo libro, perché Margherita, trentenne dei giorni nostri, capelli lunghi e neri, quando è di cattivo umore va al lavoro con i capelli raccolti in una treccia e un’espressione che ricorda vagamente quella di Mercoledì Addams.
Margherita è il prototipo della laureata di oggi che ripiega su un impiego al centro commerciale (l’Outlet più grande d’Europa al momento) ma non ama il suo lavoro e soprattutto non ama l’ambiente fatto di cattiverie e vessazioni.
Conosce un ragazzo di fuori e forse se ne innamora ma la vita con lui la costringerebbe a cambiare tutto, a lasciare gli amici di sempre, la casa di famiglia, un lavoro che, seppur non quello ideale, c’è e la aiuta a pagare le bollette. E come si fa a lasciare il paese in cui si è cresciuti per una città lontana e sconosciuta?
Quanto è difficile prendere le decisioni di base, quelle che ti cambiano la vita per sempre, quando la tua di vita, quella quotidiana per intenderci, è infarcita di orari di lavoro incostanti e massacranti e di rapporti interpersonali che purtroppo riflettono questo modo di lavorare frenetico e irregolare dei giorni nostri?

 

Autore: Viviana Albanese
Titolo: Mercoledì
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 170
Edito da: Puntoacapo
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ANTEPRIMA

OUTLET

Ogni volta uscire da quel covo di vipere le dava una piacevole sensazione di libertà. Dava sempre uno sguardo veloce all’insegna del negozio prima di andare; si rendeva conto che essere ubicati sotto i portici era un segno di distinzione, non un negozio qualunque ma un marchio di alta moda e questo voleva dire essere guardata con un minimo di reverenza dalle altre dipendenti dell’Outlet, ma a lei non importava. Non le importava avere lo stipendio più alto, né clienti all’apparenza meno cafoni di altri negozi, meno ressa nel weekend, il butta fuori alla porta nelle giornate più piene. Quello a cui Margherita pensava tutto il tempo, ogni benedetto minuto, era il momento in cui sarebbe uscita da lì. Il suo unico scopo era far passare la giornata. La sua speranza era che ci fosse ressa, tanta ressa. Cercava di servire più clienti possibili, ma spesso, soprattutto durante la settimana, il negozio restava semivuoto e, così, si ritrovava a dover far conversazione con le colleghe. Chiacchiere pettegolezzi, cattiverie e vessazioni: era questa la sua giornata tipo. Le sentiva parlare male di lei con altri colleghi e a volte anche con clienti, le facevano fare i lavori che sarebbero toccati all’impresa di pulizie, con la scusa che lei li avrebbe fatti meglio o la relegavano in magazzino. Tanto sei qua solamente perché parli il russo, se proprio ne entra uno ti chiamiamo.

Quel venerdì sera però, il pensiero ricorrente andava al lungo fine settimana lavorativo che la aspettava e che si preannunciava più duro del solito. Un po’ desiderava fosse ancora un giorno infrasettimanale, relegata in magazzino ad ingoiare polvere e alla fine andava bene anche così, pazienza! si diceva, meglio che star vicino a loro e sorbirsi solo sproloqui. La Silvia, zitella inacidita con le sue mille paturnie e le infinite storie sulla vita della sorella minore, la scuola, lo sport, i fidanzati, le sue uscite di nascosto; e la Palma, con i suoi racconti di vita famigliare, l’adorato marito Salvo, il catechismo delle bambine, la mensa dei poveri 6 e tutti i numerosi impegni della comunità cattolica a cui non poteva partecipare per colpa di questo lavoro che la costringeva quasi ogni domenica in negozio. Per nulla al mondo, però, avrebbe rinunciato a quell’impiego, sbarcare il lunario era sempre molto difficile e per questo motivo era una fanatica di buoni sconto, promozioni, offerte speciali e chi più ne ha più ne metta! Quando iniziava a parlarne sembrava impossibile fermarla.

La vita di magazzino per Margherita, in fin dei conti, significava il silenzio, la pace e l’isolamento e a lei star sola piaceva. Tuttavia il sabato e la domenica le altre due, i due caschetti biondi dal trucco sempre perfetto, non riuscivano a gestire da sole la clientela e allora anche la Marghe si ritrovava in prima linea, e c’era tanto da fare che neanche aveva il tempo di guardarle in faccia. Alcune mattine credeva di odiarle a tal punto da non trovare il coraggio di andare a lavorare e per questo era spesso in ritardo. Quando entrava alle 9,30 per l’apertura non poteva fare colazione da quanto le si chiudeva lo stomaco. Metteva in borsa qualche snack, l’avanzo di qualche dolce che le portava spesso sua cugina oppure faceva un salto veloce al bar del Centro, dove lavorava un’amica, e si ingozzava di schifezze, così entrava al lavoro con qualche briciola sul viso o sulla giacca ma con quel meraviglioso profumo di caffè che si portava dietro e che le infondeva sempre un po’ più di coraggio.

Quella sera, nonostante l’aria pungente di fine inverno che di solito aiutava a spazzare via l’amaro accumulato durante il giorno, non riusciva a provare sollievo; l’arrivo previsto di qualche calciatore non ben identificato con fidanzate al seguito nel weekend la disturbava, le simpatiche due erano agguerritissime, avrebbero fatto di tutto per poter servire le starlette del momento e a lei, cui poco importava, sicuramente sarebbe capitato di servirle per sbaglio, senza riconoscerle, attirandosi nuovamente e involontariamente le ire delle colleghe.

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