L’assassino di Arka – di Erik Screm

L’assassino di Arka

di Erik Screm

 

Mirko è un semplice ragazzo di provincia. Dopo aver passato la notte di Halloween con degli amici, si mette in strada con il suo amato Piaggio Zip per ritornare a casa. Poco dopo la benzina del motorino però si esaurisce, bloccandolo a piedi. Da qui partirà un’epopea di violenza in cui il ragazzo sfogherà la sua rabbia assassinando gli abitanti del paese di Arka, colpevoli di non donargli il carburante necessario a compiere la sua missione: ritornare a casa.

 

Autore: Erik Screm
Titolo: L’assassino di Arka
Genere: Thriller
Pagine: 78
Edito da: Esilium Books Edizioni
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ANTEPRIMA

Castelnuovo, 31 ottobre – 1 novembre 2015

L’ora è tarda nella notte di Ognissanti.
Nella stanza buia si ode il suono di catene smosse dal vento, mentre il rumore statico del televisore lancia ombre sinistre sul volto pallido di Mirko.
Il suo sguardo è fisso nel vuoto, mentre cerca in quei puntini neri che inframmezzano il grigiore la risposta ai suoi problemi, o anche solo ad uno di questi.

Sul pavimento zampetta un ragno, seguito a ruota dalla sua famigliola.
Il frusciare delle zampe degli animaletti è impercettibile all’orecchio umano, ma non a quello di Mirko, che tende la gamba e con la suola rinforzata dei suoi stivali in pelle nera spiaccica una volta per tutte il ragno e tutta la sua famiglia.

Un ghigno percorre il suo volto, unico segno di umanità su quell’espressione pallida e insensibile.
Poi il ragazzo si alza, si guarda intorno in cerca di uno sguardo amichevole, di una parola gentile, o forse dell’esatto contrario.
Ma gli amici sono sprofondati tutti in un sonno profondo, abissale.  Tanto che se una persona fosse entrata in quella stanza buia in quel momento si sarebbe chiesto se i corpi dei ragazzi distesi sui divanetti o abbarbicati sulle seggiole fossero ancora vivi, e se quella macchia allargata sul pavimento fosse sangue o una più innocente macchia di vino rovesciato da un bicchiere appoggiato distrattamente sul bordo del ripiano.

Mirko si alza in piedi, provocando lo scricchiolio delle sue stesse ossa, in quella fredda notte di autunno.
Tende il polso davanti a sé, voltandolo nell’altro verso, nell’intento di scorgere sul display dell’orologio l’ora esatta.
È l’una e mezza del mattino, o l’una e mezza di notte.
Eppure era convinto di aver guardato l’ora solo pochi minuti prima e che fossero soltanto le ventidue.
Questo gli provoca un brivido di fastidio, una rabbia recondita che gli percorre le viscere.

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