SteamBros Investigations: l’armonia dell’imperfetto – di Alastor Maverick e L.A. Mely

SteamBros Investigations: l’armonia dell’imperfetto

di Alastor Maverick e L.A. Mely

 

Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell’agenzia “Hoyt Brothers Investigations”. Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.


Edito da: DZedizioni
Genere: Azione e avventura
Pagine: 150
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ANTEPRIMA

La Londra di quel periodo era caliginosa e caotica. Pennacchi di fumo nero, risultato del carbone utilizzato per il funzionamento delle numerose fabbriche, uscivano dalle ciminiere. L’aria era pesante, quasi irrespirabile. Il sole poteva a malapena essere intravisto attraverso la coltre plumbea che sovrastava il cielo londinese. Oltre a ciò, durante tutto l’arco della giornata, il rumore del continuo andirivieni di carrozze, cavalli, strani mezzi di trasporto a vapore e il gridare di ambulanti, stordiva i sensi di coloro che abitavano i vicoli degradati del centro. Si poteva riconoscere il grado di ricchezza dei locali in base a come il quartiere si poneva. Più caotico e rumoroso appariva e più era dura sbarcare il lunario.
La famiglia Hoyt non era certo ricca. Marito portalettere e moglie sarta, con tre figli da crescere e pochissimo tempo da dedicar loro. Avevano atteso dieci lunghi anni tra la nascita della prima figlia e l’arrivo degli altri due proprio per tentare di metter via qualcosa in più. Tuttavia la crisi tende a colpire più chi già vi sguazza rispetto a chi non ne ha conosciuto nemmeno l’odore. Lavoravano moltissimo Mary e Douglas Hoyt e quando la figlia maggiore, Emma, cominciò a lavorare da apprendista per divenire a sua volta sarta, i due piccoli vennero affidati allo zio, il fratello di Mary. Un burbero e ricurvo ometto che lavorava nella grande biblioteca cittadina. Così, tra libri e trattati, vennero su Melinda e Nicholas.
L’iniziale armonia della famiglia Hoyt, un giorno, venne brutalmente spezzata. Mel e Nick avevano sette e quattro anni quando Emma, quella sera, non tornò a casa. Era una giovane molto bella, di sani princìpi e corteggiata da diversi ragazzi e uomini del quartiere. Di lei non vennero trovate tracce da chi fu messo a capo delle indagini. A poco valsero le parole di Mary e Douglas, i quali ribadirono più volte che era impossibile che se ne fosse andata volontariamente. Stesso valore fu attribuito alle suppliche della famiglia di continuare a cercarla. La polizia chiuse il caso dopo pochi giorni come “allontanamento volontario”. «Se ne faccia una ragione signora!» disse il capitano Morris senior. «La ragazza sarà fuggita con un fidanzato che magari a voi nemmeno piaceva!»
Inutile dire che il clima, dopo la scomparsa della primogenita, in casa cambiò radicalmente. I bambini passavano sempre più tempo con lo zio, cosa imposta dai genitori che non volevano esser visti durante le sempre più frequenti liti. Si colpevolizzavano a vicenda per la sparizione della povera Emma mentre i due minori, in parte inconsapevoli della reale situazione, trascorrevano il tempo leggendo romanzi, memorizzando trattati, imparando terminologie, assimilando descrizioni. Il padre sempre più spesso tornava ubriaco e spendeva i pochi soldi che riuscivano a racimolare in alcool di pessima qualità. Mary piangeva ogni giorno e ogni notte. La sua forza d’animo veniva schiacciata sempre più dal peso delle parole del marito e dai sensi di colpa per il poco tempo dedicato alla figlia ormai scomparsa.

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