Come un granello di sabbia – di Annamaria Marconicchio

Come un granello di sabbia

di Annamaria Marconicchio

 

Sergio, dopo la morte della madre, vive un rapporto difficile con il padre e la sua nuova compagna. La spiaggia è il suo rifugio e là incontra un vecchio pescatore e la sua giovane ospite, con la quale nasce un’amicizia speciale. Il giorno in cui Sergio decide di andar via di casa. cercherà ospitalità presso i suoi nuovi amici e insieme dovranno affrontare nuovi e più gravi problemi.

 

 

Edito da: Self Publishing
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 71
Acquista su Amazon

 

ANTEPRIMA

La moto rombava con violenza, fendendo l’aria in una folle corsa. Da sotto il casco, due occhi d’acciaio fissavano l’asfalto che fuggiva sotto le ruote. Dopo l’ennesimo litigio, Sergio Evani stava sfogando la rabbia nell’unico modo che conosceva: sbattuta la porta di casa, aveva inforcato la sua fedele Aprilia e si era lanciato in una folle corsa, lasciando che fosse il rombo del motore a cancellare le invettive del padre.

In breve tempo, raggiunse la spiaggia. Era lì che andava a rifugiarsi ogni volta che sentiva il bisogno di fuggire dai suoi problemi. Incurante delle difficoltà che avrebbe avuto a riportare la moto sulla strada, attraversò l’intera spiaggia fermandosi solo quando, quasi in riva al mare, la ruota anteriore iniziò a girare a vuoto nella sabbia. Sergio si slacciò il casco e lo gettò via con stizza. Rabbrividì sotto la sferzata del vento freddo che spazzava la battigia. Cominciava a imbrunire e le ombre che calavano accrescevano la sua disperazione.

I grandi occhi grigi si guardarono intorno: nuvole nere si addensavano nel cielo preannunciando la pioggia. Il mare sembrava urlare la sua rabbia mentre le onde, frangendosi con violenza, sollevavano tutto intorno spruzzi gelidi.

Sergio adagiò la moto su un fianco, nella sabbia, e si lasciò cadere stringendo le gambe tra le braccia. Si sentiva disperatamente solo. Il litigio con il padre aveva scavato un solco ancora più profondo nel suo cuore già pieno di tristezza. Era stato accusato di essere un figlio degenere, un parassita che vive alle spalle del padre, un essere inutile, privo di interessi propri e incapace di portare a termine qualsiasi impegno. Forse il padre aveva ragione, ma Sergio dubitava di poter fare di meglio: tutto appariva troppo difficile e faticoso. Aveva l’impressione che la sua mente, il suo giovane corpo non fossero ancora pronti per affrontare certe responsabilità. Negli ultimi tempi, anche la scuola andava male. Non riusciva più a seguire le lezioni come una volta e tutto sembrava precipitare verso il peggio.

Ciò che più lo addolorava era la certezza che il padre si scagliasse contro di lui in quel modo soprattutto perché spinto da Elena, la sua compagna attuale. Lo aveva accusato senza dargli la possibilità di difendersi e alla fine aveva concluso che non poteva capitargli di peggio di un figlio che assomigliasse più a una ragazzina che a un uomo.

In effetti, Sergio era un gran bel ragazzo, con lineamenti delicati e dolcissimi e una massa di riccioli castani, ma era così esile e delicato da dimostrare meno dei suoi diciotto anni. L’unico suo punto di forza erano gli occhi grigi, lo sguardo espressivo e penetrante.

Chinò la testa sulle ginocchia e rimase immobile in quella posizione, mentre veniva assalito da una marea di ricordi. Si rivide bambino. Allora c’era sua madre a proteggerlo e a coccolarlo, nonostante i continui dissapori con il marito. Quando avevano cominciato a litigare? Sergio non lo ricordava, ma erano vivi nella sua mente i pianti della madre e le urla del padre. Aveva dodici anni quando lei era morta, portandosi via tutta la sua gioia e mettendo bruscamente fine alla sua infanzia. Era cresciuto di colpo e si era trovato improvvisamente solo con il padre.

Lascia un commento