Marcela Serrano

Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951 ed è una delle più importanti scrittrici sudamericane. Si è sempre impegnata per la realtà politica del suo paese e sostiene le rivendicazioni femministe, temi, entrambi, che si ritrovano costantemente nei suoi romanzi.

I suoi libri (la prima data è riferita alla pubblicazione originaria e l’altra alla prima in Italia):

Noi che ci vogliamo così bene (1991 – 1996)
Il tempo di Blanca (1993 – 1998)
Antigua, vita mia (1995 – 2000)
L’albergo delle donne tristi (1997 – 1999)
Nostra signora della solitudine (1999 – 2001)
Quel che c’è nel mio cuore (2001 – 2002)
Arrivederci piccole donne (2004 – 2004)
I quaderni del pianto (2007)
Dieci donne (2011)
Adorata nemica mia (2013)
Il giardino di Amelia (2016)

Ho scoperto Marcela Serrano grazie al consiglio di una collega, diversi anni fa. Il romanzo che mi era stato suggerito era “Il tempo di Blanca”. Non ne rimasi entusiasta, ma, evidentemente, qualcosa mi aveva colpita visto che dopo ho letto quasi tutti i libri di questa scrittrice ed è diventata una delle mie preferite.

cover Serrano Antigua vita mia

I suoi romanzi hanno per protagoniste belle figure di donne, spesso ve ne sono più di una, legate da rapporti di amicizia. Le storie sono sempre legate alla realtà politica e sociale, anche se non sempre questo aspetto ha la stessa importanza.

Il romanzo che mi è piaciuto di più è “Antigua, vita mia”. È il racconto dell’amicizia fra due donne, Violeta e Josefa, narrato dal punto di vista di quest’ultima.

Quarta di copertina

La vita di due donne, Josefa e Violeta, legate da sempre, si dipana attraverso le righe di un vecchio diario che ci narra di sogni, di grandi passioni e di profonde delusioni, di uomini dall’apparente fascino e dalla natura brutale, di figli, di unioni sbagliate. Sullo sfondo la società cilena e, in ultimo, la città di Antigua, dove le parole conservano ancora la loro verità, dove si è certi di poter conoscere gli altri e la propria anima come per incanto. Qui le due donne ritrovano se stesse, oltre alla loro preziosa amicizia. Antigua, vita mia è un romanzo appassionato e intenso e Marcela Serrano si conferma ancora una volta come una delle narratrici più sensibili e capaci di raccontare le profondità dell’identità femminile.

Per dare un’idea, seppur limitata, della scrittura della Serrano riporto l’incipit del romanzo. (La traduzione dallo spagnolo è di Simona Geroldi)

Oggi è caduto il muro di Berlino.
Tutto è cominciato quel 9 novembre 1989, con la caduta del muro. E non possiamo immaginare che cos’altro crollerà con lui.
Così parlò quel giorno Violeta Dasinski.
Avrei potuto prevederlo, se solo fossi stata più attenta.
Il suo sguardo nella fotografia rivela un senso di abbandono che non avevo mai notato prima. Come se la coscienza le si fosse diluita negli occhi.

cover Serrano Albergo donne tristi

È per me difficile suggerire un solo libro di questa autrice, perché, come ho detto, li ho apprezzato molto tutti. Ad ogni modo, oltre ad “Antigua, vita mia”, direi che, seppur di poco, gli altri miei preferiti siano “L’albergo delle donne tristi”, “Nostra signora della solitudine” e “Arrivederci piccole donne”; quest’ultimo, come si può intuire dal titolo, si ispira alle “Piccole donne” della Alcott. Qui sotto un breve passo di questo romanzo, sono i pensieri di Ada, l’”erede” di Jo. (La traduzione dallo spagnolo è di Michela Finassi Parolo)

cover Serrano arrivederci piccole donne

Le donne perdono il senso della realtà soprattutto quando in cuor loro constatano che le leggi di questa realtà le hanno stabilite gli uomini. E che continuano a farlo. Ed era consapevole di aver rinunciato alle convenzioni della dipendenza senza avere la certezza di una nuova identità. Ada sapeva che soltanto la letteratura l’aiutava a superare i limiti della propria vita. Forse per questo le donne sono diventate le grandi lettrici che sono oggi.

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Marcela Serrano

Rispondi